Calabria

Calabria, l’anno giudiziario tra “miracoli” e collasso: il distretto di Catanzaro è ai minimi termini

L’inaugurazione dell’anno giudiziario in Calabria fotografa una giustizia a due velocità, o meglio, una giustizia che corre nonostante i motori siano in fiamme. Se da un lato Reggio Calabria celebra successi internazionali, dall’altro Catanzaro denuncia uno squilibrio strutturale che rischia di paralizzare lo Stato di diritto in un territorio ostaggio della criminalità organizzata.

L’urlo di Catanzaro: “Siamo sottodimensionati”

Non usa mezzi termini la presidente della Corte d’appello di Catanzaro, Concettina Epifanio. Il suo è un atto d’accusa verso un sistema che sembra ignorare la vastità e la complessità del distretto calabrese. “Continuerò a evidenziarlo finché resterò in magistratura: questo è un distretto sottovalutato”, ha dichiarato con fermezza. I numeri descrivono una missione impossibile: 45 magistrati in Corte d’Appello (presidente incluso). 201 magistrati distribuiti nei sette tribunali del distretto che generano i ricorsi. Sette circondari da monitorare in un territorio devastato dalla ‘ndrangheta. Questa sproporzione costringe a scelte drammatiche. Per garantire i tempi dei processi penali, specialmente quelli con detenuti, il settore civile viene sistematicamente sacrificato. Ma, come ricorda Epifanio, “il malfunzionamento del civile rallenta la crescita dell’intero Paese”.

Reggio Calabria: capitale mondiale del contrasto al narcotraffico

Di segno opposto, almeno nei risultati, è il bilancio tracciato a Reggio Calabria. Il procuratore capo Giuseppe Borrelli rivendica con orgoglio il ruolo della magistratura reggina: “Siamo un riferimento internazionale per il contrasto al narcotraffico, riconosciuto in Italia e nel mondo”. Nonostante risorse tutt’altro che “eccezionali”, gli apparati giudiziari hanno prodotto risultati definiti “importantissimi”. La sfida ora è razionalizzare ciò che si ha a disposizione, in attesa di una svolta logistica fondamentale: la consegna del nuovo palazzo di giustizia, prevista per la fine del 2027. Un’opera che, secondo Borrelli, avrà riflessi immediati sulla qualità dell’amministrazione della giustizia, non più costretta in spazi angusti e inadeguati. La ‘ndrangheta non aspetta Il filo rosso che unisce i due distretti resta la lotta alla “più potente organizzazione criminale al mondo”. Le indagini si susseguono senza sosta, ma la sensazione è che i magistrati stiano operando “a prezzo di enormi sacrifici”. Se lo Stato vuole davvero vincere la guerra contro le cosche, la Calabria chiede che alla retorica dei successi seguano investimenti reali in organici e mezzi.


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