Calabria

Calabria, la regione del cemento fuorilegge: demolizioni ferme, abusi in crescita

La Calabria mostra le ferite delle speculazioni edilizie che continuano a modificare la geometria del suo territorio. Negli ultimi vent’anni questa terra che avrebbe dovuto essere custode di paesaggi e storia è stata trasformata in laboratorio permanente dell’abusivismo. Le colate di cemento sono diventate la grammatica con cui si è riscritta la mappa delle coste e delle vallate, spesso con la complicità di normative permissive e piani regolatori piegati alle pressioni di una crescita illusoria. «Potremmo prevedere ciò che accade, impedire di costruire dove non si deve. Ma non accade mai. Si interviene solo dopo», avverte da anni Gino Mirocle Crisci, ex rettore dell’Unical. Le sue parole descrivono la continuità di una catena di cause e effetti che nel tempo ha generato disastri, esondazioni di corsi d’acqua, frane annunciate.
L’Istat, nel rapporto sul Benessere equo e sostenibile del 2022, aveva fotografato la persistenza del fenomeno. L’incremento del 9,1% delle abitazioni abusive, il più alto dal 2004, non è semplicemente un picco ma la misura di un meccanismo che si autoalimenta. L’abusivismo – scrive l’Istat nel report – resta agganciato alla ripresa dell’edilizia residenziale post-pandemia, sostenuto dall’aspettativa latente di futuri condoni. Il prezzo lo paga la collettività: degrado, rischio sismico, nuovi fronti di dissesto idrogeologico.
L’articolo completo è disponibile sull’edizione cartacea e digitale


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