Calabria, i rischi del dissesto idrogeologico si ripercuotono anche sulle imprese
Il rischio idrogeologico penalizza le imprese. In Italia il 38% è esposto alla fragilità territoriale, viene spiegato in un lavoro pubblicato dalla Banca d’Italia. La Calabria del resto soffre su entrambi i versanti: il suo territorio ha un’orografia complessa e gravata da un assetto idrogeologico critico; il suo tessuto produttivo è fragile. Il lavoro svolto dagli analisti dell’Istituto di Via Nazionale valuta dunque l’effetto dei fenomeni fisici estremi, legati al cambiamento climatico, sulla probabilità di insolvenza a un anno delle imprese non finanziarie. E si concentra su eventi come alluvioni e frane.
Il ragionamento sui dati analizzati è semplice: «Il deterioramento della solidità creditizia è maggiore per le imprese in aree ad alto rischio». Del resto un’inondazione o una frana che colpiscano un’azienda o le vie di comunicazione causano un’interruzione dell’attività. Con conseguenze pesanti su fatturati e talvolta sulla stessa capacità di riprendere il percorso lavorativo. L’aumento della frequenza di tali fenomeni fisici aggrava la situazione del merito creditizio delle imprese.
La Calabria, assieme alla Liguria, «ha il più alto livello di unità locali esposte alla categoria di rischio più elevata». Sul fronte alluvioni, 930 aziende in Calabria sono esposte al rischio più elevato; 505 a rischio medio, 786 basso. Le frane mettono in pericolo elevato 80 aziende, medio 139, basso 103. Ovviamente i rischi si ripercuotono anche sui dipendenti. La Calabria, sempre con la Liguria, ha la percentuale relativa più elevata di esposizione delle unità ad alluvioni nella categoria di rischio maggiore: 9.423 unità; mentre sono 7.930 quelle esposte al rischio medio. Le frane vedono 790 lavoratori al massimo rischio, 1.280 medio.
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