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Caccia colpito sui cieli dell’Iran: cosa è successo davvero all’F-35 Usa

Secondo quanto si apprende dalle prime informazioni diffuse sulle piattaforme Osint, in parte confermate dal Pentagono, un caccia F-35 statunitense è stato danneggiato dal fuoco di terra iraniano durante un raid in un settore non meglio specificato dell’Iran.

Il caccia stealth, entrato nel mirino di un sistema antiaereo superstite, si suppone dotato di un sistema di puntamento elettro-ottico a infrarossi, sarebbe stato costretto a effettuare un atterraggio d’emergenza in una base non identificata del Medio Oriente, probabilmente in Kuwait. Il Centcom, Comando centrale degli Stati Uniti responsabile dell’operazione Epic Fury, ha confermato l’informazione, smentendo l’abbattimento rivendicato dall’Iran, riferendo che il pilota del sofisticato velivolo da combattimento di 5ª generazione è in condizioni stabili e che è stata aperta un’indagine sull’accaduto.

Un colpo di “fortuna” per la difesa iraniana, che avrebbe sfiorato un risultato paragonabile all’abbattimento di Vega 31 — l’F-117 Nighthawk, l’aereo invisibile colpito da un missile Sa-3 Goa nei cieli di Belgrado durante l’operazione Allied Force — o il segnale che i cieli iraniani non sono ancora completamente “sicuri” e liberi da insidie per i piloti americani e israeliani?

Il capitano Tim Hawkins, portavoce del Centcom, si è limitato a dichiarare che l’aereo stava “svolgendo una missione di combattimento sopra l’Iran”, aggiungendo: “L’aereo è atterrato in sicurezza e il pilota è in condizioni stabili”. Il Corpo delle Guardie Rivoluzionarie Islamiche iraniane, invece, ha diffuso un comunicato accompagnato da un video di un sistema di puntamento a infrarossi che inquadra un F-35 della versione A o B e mostra il momento preciso in cui un missile terra-aria colpisce il jet.

Fino a oggi, nessun F-35 è mai stato abbattuto in combattimento, anche se circa una dozzina di esemplari sono andati persi a causa di incidenti, spesso attribuiti a guasti meccanici o errori umani. Se confermato, questo sarebbe probabilmente il primo caso in cui il caccia multiruolo subisce danni da fuoco nemico. Come sappiamo, l’Iran ha una lunga storia di “rivendicazioni infondate” riguardo all’abbattimento o alla distruzione di F-35. Tuttavia, in questo caso Teheran non ha avanzato alcuna dichiarazione ufficiale prima della diffusione delle notizie sull’atterraggio di emergenza. Ma la notizia che un F-35 statunitense sia stato abbattuto si è diffusa velocemente attraverso i canali filo-iraniani.

Il Centcom non ha specificato quale variante del Joint Strike Fighter sia stata coinvolta. Sia l’F-35A dell’Aeronautica Militare statunitense, versione a decollo e atterraggio convenzionale, sia l’F-35C della Marina, imbarcato sulle portaerei, hanno partecipato alle operazioni contro la Repubblica Islamica.

Oltre agli F-35 americani, nei cieli dell’Iran vi sono gli F-35I Adir dell’Aeronautica israeliana, una versione modificata con sistemi di guerra elettronica speciali, largamente impiegati in tutti i raid aerei che lo Stato ebraico ha condotto negli ultimi due anni sul territorio iraniano. Uno di questi velivoli avrebbe recentemente ottenuto la prima vittoria aerea contro un caccia con equipaggio, abbattendo uno Yak-130 iraniano.

Mentre il bilancio dell’operazione Epic Fury riporta oltre 6000 obiettivi colpiti in Iran, un simile evento evidenzia la presenza di un pericolo latente, che deriva da sistemi antiaerei superstiti, probabilmente di fabbricazione cinese o russa, che non sono ancora stati eliminati dalla pesante campagna di bombardamenti mirati che Israele e Stati Uniti stanno conducendo da tre settimane per annullare completamente le capacità difensive della Repubblica Islamica.

Il fatto che anche sistemi antiaerei relativamente datati o un singolo sistema avanzato “sopravvissuto” possano rappresentare una minaccia non cambia nulla a livello strategico, ma può influire sulla psicologia dei piloti da combattimento che ora potrebbero sentirsi più vulnerabili mentre volano in territorio ostile. In uno scenario ad alta intensità come quello iraniano, dove nei primi giorni di guerra ci si aspettava comunque un elevato numero di minacce superstiti — tra missili S-300/400 e altre tipologie di batterie dotate di missili SAM — accorgersi che un F-35, l’aereo più sofisticato che gli attaccanti possono attualmente schierare, ha rischiato di essere “abbattuto” ricorda per certi versi il caso di Vega 31, quando un aereo considerato “invisibile” venne colpito e abbattuto da un missile SAM in Serbia.

Oggi come allora, questi aerei da combattimento stealth di ultima generazione sono simbolo della superiorità tecnologica americana che potrebbero mostrare delle “vulnerabilità inattese”. Secondo le ricostruzioni, sarebbe stato un sistema IRST, Infra-Red Search and Track, ossia un sistema elettro-ottico per la ricerca e il tracciamento di bersagli tramite la loro emissione di calore, o radiazione infrarossa, a individuare l’F-35 grazie alla sua firma termica, mettendo in discussione l’idea di invisibilità assoluta di questo velivolo stealth. E ciò potrebbe avere un impatto più rilevante a livello psicologico: sapere di poter essere individuati potrebbe influenzare il comportamento dei piloti, rendendoli meno sicuri o aggressivi in missione, e costringerebbe il Pentagono a riconsiderare le sue certezze.

Nei 21 giorni di guerra, gli Stati Uniti hanno perso quattro velivoli con equipaggio: tre cacciabombardieri F-15E Strike Eagle abbattuti da uno strano caso di fuoco amico, e un’aerocisterna KC-135 Stratotanker nell’Iraq occidentale convolvolo in un incidete in volo.

La perdita dell’aerocistarna ha causato la morte dei 6 membri dell’equipaggio. Diversi velivoli senza piloti, tra cui è almeno un drone Mq-9 Reaper come quello perso dalla nostra Aeronautica Militare nell’attacco sferrato contro la base di Ali Al Salem in Kuwait.


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