Caccia, 5 giornate di pre apertura. «La Regione faccia corsi sul lupo»
FANO Difendere e tutelare il territorio con la conseguenza di preservare l’habitat ideale della selvaggina è l’obiettivo che ha caratterizzato gli interventi susseguiti ieri all’assemblea della sezione fanese della Federcaccia che si è svolta nella sede della cooperativa Tre Ponti. Un’ occasione per dibattere i problemi della categoria, che non mancano mai, ma anche per rafforzare il collegamento con il mondo della agricoltura sempre sotto minaccia per la proliferazione di una fauna che devasta i campi e distrugge i raccolti.
All’assemblea, presieduta da Massimo Muratori e animata in modo particolare dal presidente di sezione Paolo Antognoni, ha portato il suo saluto il sindaco Luca Serfilippi e sono intervenuti l’assessore regionale alla caccia Giacomo Bugaro, il presidente provinciale della Federcaccia Giampaolo Gori e il presidente dell’Ambito territoriale di caccia 2 Davide Dini. Grande attenzione è stata prestata al nuovo calendario venatorio in fase di approvazione dalla Regione Marche. Un calendario che costituisce sempre un oggetto di contrasto tra cacciatori e ambientalisti e che anche nel 2025, dopo una sentenza contraria da parte del Tar, ha visto Regione e Federcaccia ricorrere al Consiglio di Stato guadagnando 15 giorni di attività venatoria. «Molto apprezzata – ha detto Antognoni – da chi pratica la caccia ai beccaccini».
Il calendario del 2026 prevede una pre-apertura di 5 giornate a partire dal prossimo 5 settembre, comprensive di 2 mezze giornate dedicate agli acquatici, ma se nelle specie cacciabili verrà inserita la tortora africana, anziché il 5 la preapertura inizierà il 2 settembre. La chiusura è stata determinata al 31 gennaio 2027. La presenza della tortora africana in Italia è stabile, nelle Marche è addirittura in aumento. Al momento mancano solo i dati degli altri Paesi perché l’Unione europea autorizzi almeno un minimo prelievo.
Ovviamente i cacciatori non si fanno illusioni. Anche quest’anno considerano immancabile il ricorso al Tar degli ambientalisti. Essi stessi però si considerano tali e i maggiori operatori che contribuiscono all’equilibrio faunistico del territorio. Un esempio è costituito da quanto si sta facendo per arginare la peste suina con l’abbattimento controllato dei cinghiali e dalla richiesta di portare il loro contributo, insieme agli agricoltori, alla redazione del progetto europeo “Ripristino Natura” a tutella della biodiversità.
Uno degli obiettivi preminenti è quello di riqualificare la selvaggina stanziale, grazie anche alla proposta di Bugaro di istituire zone di ripopolamento e cattura più piccole dove l’avifauna può vivere allo stato selvatico. In proposito non è stata trascurata la presenza del lupo, per la quale i cacciatori vogliono fare la loro parte chiedendo alla Regione di istituire dei corsi per approfondire il comportamento dell’animale. Un’incognita rappresenta l’applicazione del decreto sicurezza ai cacciatori che usano il coltello e che costituisce un attrezzo indispensabile per la loro attività. Prudenza al momento vuole che sia ben custodito nel portabagagli dell’auto e non all’interno del posto di guida, magari dentro lo zaino. Essere sorpresi con l’arma comunque è sempre un rischio.




