“Buon compleanno, Peppino!”: la pizza dolce di Pasqua in casa De Nittis
Nella tredicesima puntata della rubrica domenicale di Nino Vinella, giornalista e scrittore, dal titolo “Buon compleanno, Peppino!” (immagine realizzata con AI dall’ingegner Angelo Marzocca, ndr) in occasione del 180° anniversario della nascita, la tradizionale pizza dolce di Pasqua in casa De Nittis a Barletta.
“Il fanciullo Peppino, orbato dell’affetto materno dalla “ragion di Stato” (sua madre, donna Teresa Barracchia, era morta di crepacuore quando gli sbirri di Ferdinando II il Borbone le avevano incarcerato il marito, don Raffaele, fervente liberale) qualche tempo dopo il parto, crebbe in casa dei nonni paterni. Ricordi di quel tempo felice emergono dalle prime pagine del “Taccuino 1870-1884” che il pittore doveva poi scrivere (qualcuno maligna aiutato e sorretto dalla più fertile penna della moglie, madame Léontine Lucille Gruville, per lasciare ai posteri, come usava allora, un “diario” personale di facile presa sul pubblico) a Parigi, per andare alle radici della sua vita”.
Prosegue a raccontare Vinella: “Frammenti della memoria di un bambino, che come ogni bambino che si dichiari tale e che abbia di questa età una esatta cognizione sensitiva a testimonianza di una “stagione” comunque serena, sono ricordi di golosità e di piccoli, innocenti furtarelli nella credenza della nonna, donna Francesca Gusman, esaltata in queste sue rimembranze sentimentali.
“Poveri nonni! Quante volte abbiamo messo a dura prova la loro tenerezza e la loro bontà. Quante volte i vasi di creta pieni di marmellata di amarene conservati per fare la pizza dolce erano stati trovati vuoti! E il rosolio di fiori d’arancio! I miei fratelli più grandi lo bevevano di nascosto a bicchierini e poi aggiungevano acqua al contenuto della bottiglia. Un giorno mio nonno chiese del rosolio: a lungo andare il liquore era diventato acqua pura…”




Non ci risulta difficile rintracciare nella citazione di quella “pizza dolce” il caratteristico profumo di Pasqua, con la torta di ricotta alla cui naturale bontà si mescolavano le dolcezze dei frutti conservati canditi e, nel ricordo di Peppino, della stessa marmellata a base di ciliegie”. Conclude Vinella, autore del libro “A tavola con De Nittis, italien, peintre, gourmet e i suoi Amici”: “Un tono più su, invece, per il “rosolio”: quello ai fiori d’arancio, tramandato nelle righe che abbiamo letto, era una rarità che solo in certe case poteva albergare…”Capitava spesso che la domestica lasciasse bruciare le pizze dolci. – E va bene! – disse un giorno mio nonno. -Mari’ Antonia, la prossima volta che farai bruciare la pizza, te la mangerai tu in cucina. Come al solito, la domenica successiva, Maria Antonia lasciò bruciare la pasta.
– Neh! – esclamò mio nonno, che non perdeva mai il buonumore e la calma. – Ho sbagliato sistema. Mari’ Antonia crede di prenderci in giro. Bambini, all’opera! mangeremo tutto noi e in cucina non tornerà nulla. E rideva di quella sua trovata con mia nonna che era felice di vederlo contento”. Nonno Vincenzo la sapeva lunga sul come trattare i nipotini. Lui, ingegnere delle Saline, doveva incidere molto sul carattere del pittore, formandone il temperamento e dandogli modo, attraverso la “copertura” alle piccole scappatelle infantili e giovanili, di crescere senza il riscontro del padre, suicidatosi nel 1856″.
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