Bullismo e cyberbullismo in Puglia, il trend preoccupante: le vittime di prepotenze sono salite dal 23% del 2021 al 28% di oggi

Il report regionale svela che il 28% degli studenti pugliesi subisce bullismo, in varie forme, ma la mancanza di canali anonimi e la scarsa conoscenza del referente scolastico frenano le denunce, spingendo le vittime a cercare aiuto fuori da scuola.
Quasi il trenta per cento degli studenti delle scuole superiori pugliesi ha subito atti di bullismo negli ultimi mesi. Eppure, se si chiede ai docenti una stima del fenomeno nelle loro classi, la percezione crolla drasticamente, fermandosi a una media del 6%. Questo disallineamento tra il vissuto reale dei ragazzi e la consapevolezza degli adulti è il dato più critico che emerge dal Report regionale del Monitoraggio 2024/2025 condotto dalla Piattaforma ELISA.
L’indagine, che ha coinvolto oltre 16.000 studenti e 3.400 docenti della regione, fotografa una realtà scolastica dove il “sommerso” rischia di vanificare le strategie di intervento istituzionale.
La forbice della percezione
I numeri parlano chiaro e descrivono un trend in salita. Rispetto alla rilevazione del 2020/2021, la percentuale di vittime di bullismo è passata dal 23% all’attuale 28%. Di questi, il 5% subisce prepotenze in modo sistematico, ovvero settimanale. Anche sul fronte degli autori le percentuali sono rilevanti: il 18% degli intervistati ammette di aver compiuto atti di prevaricazione.
Il contrasto con la visione del corpo docente è lampante. Nelle scuole secondarie di secondo grado, gli insegnanti stimano che solo il 6% degli alunni sia vittima di prepotenze e che il 6% agisca da bullo. Una distanza percettiva che suggerisce come gran parte degli episodi, forse quelli meno eclatanti ma ugualmente dannosi, non arrivi mai alla cattedra.
Non solo spintoni: il catalogo delle prepotenze
L’immaginario collettivo lega il bullismo alla violenza fisica, ma i numeri descrivono uno scenario più complesso. Sebbene il 6% degli studenti dichiari di essere stato picchiato e il 12% spinto o strattonato, la battaglia quotidiana si gioca soprattutto sul piano verbale e psicologico.
Le “armi” che lasciano i segni più profondi sono le parole: il 33% delle vittime viene preso in giro, mentre il 30% deve sopportare insulti o minacce dirette. Emerge poi un dato inquietante che riguarda gli oggetti personali: quasi uno studente su quattro (24%) ha subito furti o si è ritrovato con il proprio materiale scolastico o personale danneggiato deliberatamente. Non va meglio sul fronte relazionale: il 23% dei ragazzi si sente escluso dalle attività, mentre il 26% è bersaglio di pettegolezzi e voci diffuse per ferire la reputazione. Non mancano le discriminazioni mirate: il 7% viene colpito per il background etnico, l’8% per l’orientamento sessuale e il 6% per una disabilità.
Il miraggio del “luogo sicuro” e l’Hate Speech
Sebbene l’82% degli studenti pugliesi definisca la propria scuola un “luogo sicuro”, esiste una crepa nel sistema di protezione digitale. L’esposizione all’Hate Speech (discorsi d’odio online) tocca il 34% degli studenti. Di questi, l’11% vi assiste sistematicamente, almeno una volta a settimana.
Curiosamente, mentre il bullismo faccia a faccia cresce, il cyberbullismo sembra più contenuto nei numeri assoluti rispetto alla controparte fisica: l’8% dichiara di aver subito prepotenze online e il 7% di averle agite.
A chi chiedere aiuto?
Quando si tratta di segnalare, le dinamiche cambiano a seconda del ruolo. Chi assiste a un episodio (spettatore) si rivolgerebbe in primis ai professori (65%). Chi invece è vittima diretta cerca rifugio principalmente in famiglia: il 49% chiederebbe aiuto ai genitori, mentre il ricorso ai docenti scende al 45%.
Un dato amministrativo evidenzia una lacuna comunicativa: l’88% delle scuole secondarie ha nominato regolarmente il docente referente per il bullismo, ottemperando alla Legge 71/2017. Tuttavia, solo il 27% degli studenti sa chi sia questa figura. Il 39% dei ragazzi non ne ha mai sentito parlare. Esiste la funzione, ma manca il volto.
La richiesta di anonimato
C’è una domanda di protezione che arriva direttamente dalla popolazione studentesca ed è rimasta inascoltata. Alla domanda sulla presenza di un metodo di segnalazione anonimo a scuola, il 74% degli studenti risponde che non c’è o non sa se esista. Di questi, l’81% ne richiede l’istituzione immediata.
È evidente che la vergogna o la paura di ritorsioni frenano l’emersione del fenomeno. Mentre i docenti dichiarano di intervenire “spesso o sempre” con mediazioni e supporto alle vittime, gli studenti percepiscono queste reazioni come molto meno frequenti, posizionandole tra “a volte” e “spesso”.
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