Buck Meek – The Mirror
I componenti dei Big Thief sono sempre molto prolifici anche al di fuori della band principale: il chitarrista Buck Meek arriva ora al suo quarto LP solista (e secondo per la 4AD) con questo “The Mirror”, successore di “Haunted Mountain“, uscito a settembre 2023.
Aiutato proprio da James Krivchenia, batterista del gruppo dello stato di New York, Buck Meek ha invitato un folto gruppo di ospiti nel suo nuovo disco incluedendo anche la moglie Germaine Dunes e il fratello Dylan, oltre ad Adrianne Lenker, Alex Somers, Mary Lattimore, Staci Foster, Jolie Holland e ben quattro batteristi tra cui, oltre a James, anche Jonathan Wilson.

La press-release spiega che c’è un potere delicato, contrastato da una vulnerabilità immutabile. Con una curiosità inquietante, rivela l’unicità del quotidiano. “The Mirror” cerca un nuovo significato e il familiare viene riformulato attraverso la voce singolare di Meek. In “The Mirror”, l’amore, come idea, è sempre vicino, ma nel suo riflesso appare un’immagine residua di come potrebbero essere le cose e di come sono state in passato.
La mano di Krivchenia sulla produzione si puo’ notare in più di un’occasione come, per esempio, in “Pretty Flowers”: mentre parla con grande simplicità della divinità e della natura, Meek utilizza synth leggeri e un drumming intenso, creando una melodia che ha un non so che di angelico, grazie a quel suo meraviglioso e aggraziato tono di voce accompagnato poi anche da backing vocals femminili altrettanto gentili.
“The Demon”, invece, è decisamente più rumorosa e, sebbene il suo spirito originale si possa trovare tra il country e il folk e la leggerezza non manchi mai, ci sono feedback, elementi elettronici e momenti più cupi che aggiungono un tocco di psichedelia.
Davvero molto interessanti le soluzioni sonore trovate in “Worms” che si apre inaspettatamente con uno spoken-word e, mentre si accendono le chitarre, citando anche il folk-rock di Neil Young, il texano trova splendide armonie e riesce pure ad aggiungere qualche influenza jazzy.
Una delle nostre preferite tra queste undici canzoni è poi “Heart In The Mirror”: se la sua anima è gentile e delicata, così come i vocals di Buck, dall’altra parte ci sono percussioni intense e libere che sembrano avere più di qualcosa in comune con il mondo jazz, mentre l’aggiunta dei synth alle chitarre dona un maggiore senso melodico al brano.
Bravo come sempre, Buck Meek ci regala ancora una volta un disco che, da un lato mostra la sua solita sensibilità e dall’altro spinge per trovare nuovi orizzonti sonori, lasciandosi contaminare anche dalle idee del compagno di band James Krivchenia: un artista completo e sempre molto interessante.
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