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Bruno Mars – The Romantic: L’arte dell’impeccabile imitazione :: Le Recensioni di OndaRock

Con una carriera piena di riconoscimenti, concerti sold-out, una lunga residency a Las Vegas, l’innata capacità di fondere influenze diverse, Bruno Mars è una delle più celebri popstar della nostra epoca, una di quelle destinate a lasciare un’impronta duratura. E’ però un artista che fatica a pubblicare album: se escludiamo quello in coabitazione con Anderson.Paak, uscito a nome Silk Sonic, Bruno Mars ha completato appena quattro lavori in sedici anni, il più recente dei quali – “24K Magic” – risalente addirittura a dieci anni fa.
Di questi tempi è un’era geologica, eppure non è stato dimenticato, anche perché nel frattempo – tanto per non perdere l’abitudine – è stato spesso in testa alle chart internazionali grazie a hit di enorme successo, frutto di collaborazioni stellari, da Lady Gaga a Cardi B, da Rosé delle Blackpink a Gucci Mane e Sexyy Red.
Essere riconosciuto come uno dei più credibili eredi di Michael Jackson dev’essere comunque un’etichetta piuttosto pesante, che eleva a dismisura le aspettative di pubblico e critica. E allora qual è la soluzione migliore per non deludere nessuno? Prendersi zero rischi, adagiarsi all’interno della propria comfort zone iper-rassicurante, continuare a fare tutto quello che si sa fare meglio, senza nemmeno porsi troppo il problema di scrivere canzoni nuove.

E già, si possono prendere tranquillamente quelle belle del passato, quelle che piacciono a tutti, basta cambiare qualche virgola, tanto da farle percepire come proprie, e il gioco è fatto, pronti a indossare l’abito più estroso prima di passare a riscuotere dischi di platino e Grammy Awards. Prendiamo una traccia a caso fra le nove (per 31 minuti complessivi di musica, non certo un impegno titanico per quello che rappresenta il risultato di dieci anni di scrittura) contenute in “The Romantic” (neanche lo sforzo di tirar fuori un titolo un filino originale), “Something Serious”: non giriamoci troppo intorno, si tratta della personale rivisitazione di “Oye Como Va” di Santana, già a sua volta cover di una canzone di Tito Puente risalente al 1963.
“The Romantic” è tutto in quei tre minuti, che sublimano il desiderio di rinforzare il soul-pop di Mars con decisi accenti caraibici e sudamericani (che sa ben maneggiare, essendo di origini portoricane). E’ questa la principale caratteristica di un album che, come specifica il titolo, si adagia su un deciso mood sentimentale, impregnato di grandeur attraverso l’innesto di rigogliosi arrangiamenti orchestrali. Bruno Mars è certamente un grandissimo intrattenitore, uno showman con pochi uguali al mondo, un impeccabile imitatore, in grado di replicare il passato di chiunque con precisione chirurgica. Ma il talento se non accompagnato da un reale bisogno di esplorazione rischia sempre di generare risultati poco significativi. Proprio quel desiderio di esplorazione che certamente possedevano i leggendari artisti ai quali Mars si ispira.

La partenza è affidata alla smielatissima “Risk It All”, che si srotola fra ottoni tex-mex e una ritmica latin elegantemente sensuale. Altrettanto avvolgente la successiva “Cha Cha Cha”, mentre “God Was Showing Off” e “Dance With Me” pescano a piene mani dal miglior soul anni Settanta, dagli immortali classici firmati Motown e Stax. Il trascinante groove funky del primo singolo “I Just Might” appare immediatamente poco rappresentativo di un album in prevalenza orientato verso patinatissime ballatone, come “Why You Wanna Fight?” e “Nothing Left”, che spostano il baricentro verso un soft rock AOR (mai privo di forti ascendenze r&b), con tanto di assoli di chitarra. Quando arriva “On My Soul” sembra di ascoltare Earth Wind & Fire e Michael Jackson frullati insieme, l’ennesima piacevole contraffazione di qualcosa che abbiamo già ascoltato centinaia di volte.

Sia chiaro, “The Romantic” è un disco perfettamente prodotto e suonato (grazie anche all’opportunità di poter gestire un budget illimitato), cantato magistralmente, ma con un’urgenza comunicativa pressoché assente. Peter Hernandez, il piccolo principe di Honolulu, oggi numero 1 al mondo fra gli artisti più ascoltati in streaming, invece di ambire al capolavoro personale si adagia su un latin-soul-yacht-pop-rock (dove il termine “yacht” rappresenta per molti la componente dispregiativa) nel quale la forma trionfa sul contenuto: una sequenza studiata a tavolino per accompagnare qualsiasi cena di gala organizzata all’interno di un hotel di lusso, un ineccepibile prodotto d’arredamento sonoro.
Se l’obiettivo era confermarsi impeccabile restauratore di suoni altrui, “The Romantic” centra perfettamente il bersaglio; per chi invece cerca una proposta in grado di andare oltre il mero compiacimento estetico, questo disco rappresenterà una profonda delusione, anche se poi nella trasposizione live sarà comunque l’ennesimo show pirotecnico firmato Bruno Mars.

02/03/2026




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