Bruno Bavota – Chantal Acda
La collaborazione Acda-Bavota per la realizzazione di “A Closer Distance” era stata inaspettata e sorprendente per la naturalezza con la quale le due visioni artistiche si erano fuse armoniosamente. “Safer Place” conferma ora la sinergia tra la cantautrice belga e il compositore italiano e si apre a nuovi tracciati e a collaborazioni esterne. Se infatti il disco è chiaramente imparentato con il suo predecessore – dal titolo all’ambientazione rarefatta, dall’ossatura strumentale con pianoforte e chitarra acustica ai temi su cui si incentrano le liriche – l’utilizzo di un’ampliata strumentazione, e in particolare di quella elettronica, permette al duo di innovare la propria scrittura senza perdere quel tocco magicamente commovente che aveva segnato la prima raccolta.
Il drum beat avvolto da arpeggi sintetici era forse impensabile in “A Closer Distance”, mentre adesso appare del tutto naturale, pur essendo incastonato tra l’ottima dinamica pianistica e recitativa di “Hold On” e il più classico intreccio tra chitarra, piano e voce di “A Part of Me”. In “Sandwich in My Hand” al canto subentra la spoken word poetry, ma le sperimentazioni più interessanti si trovano nella moltiplicazione delle linee melodiche sotto forma di un’eco protratta nel tempo in “Don’t Know What To Say” e nel diradato campo armonico in “Safer Places”. Se nella prima canzone la confusione tra le voci è funzionale nel rimarcare lo spaesamento, l’effetto raggiunto nella title track è altamente suggestivo: i sospiri elettronici sullo sfondo fluttuano su un suolo raggelato come spiritelli dispersi tra i vapori invernali e si alternano al silenzio delle pause musicali in modo da fortificare la dimensione sacrale di un brano che è impostato come una preghiera.
“Take us to safer places” è del resto un semplice, ma potente, desiderio di casa, pace, umanità e rispetto, una richiesta che nella nostra attualità si eleva da più parti del globo e che viene ripetutamente calpestata e ignorata in completa noncuranza dei diritti umani in uno scenario di violenza escandescente. Invece, la musica di Bavota e di Acda possiede, così come era stato in “A Closer Distance”, in seno alla sua delicatezza una potenziale virtù terapeutica che spero possa raggiungere come una mano protettiva chiunque si trovi a esprimere tale desiderio. Sarà chiaramente naïve credere che questo sia davvero possibile; eppure “Safer Places” mi sembra rinfocolare la speranza, forse utopica, che, un giorno, ogni forma di oppressione possa esser vinta. Certo, nell’ultima canzone, “Bikes”, la ruota della bicicletta si è bucata mentre essa volava a tutta velocità nel vento, ma siamo ancora in tempo per ripararla, no?
The tyre broke, I almost fell
My feet would hold, all we could tell
Beneath the ground, all spirits rest
Taking the peace, for all to lastAll we know was clear and under our skin
We took our bikes rode it fast to the wind
Under the trees a soft breeze
There i lay, to surrender ourselves in these moments
12/03/2026




