brivido Pnrr, metà cantieri in ritardo
ANCONA Un Pnrr a più velocità e con tanti interrogativi. Il più scontato: ma ce la faranno a rispettare i tempi? Il contesto del quesito è delicato: la sanità. Ospedali e case di comunità, nelle Marche, non viaggiano proprio allo stesso passo. Anzi, su 36 siti quasi la metà non ha nemmeno raggiunto il 50% di stato di avanzamento. Cinque strutture non hanno proprio avviato i lavori. E il termine è quello (apparentemente) improcrastinabile del 30 giugno 2026, come stabilito dall’Europa.

La criticità
Dunque, salvo la concessione di proroghe per cui il governo nazionale si sta già attivando, è praticamente certo che molte di queste opere non taglieranno il traguardo fissato. «La situazione è assolutamente deficitaria – denuncia il consigliere regionale Pd Antonio Mastrovincenzo, che ha effettuato un accesso agli atti per avere contezza della gravità dello scenario – la giunta Acquaroli dovrà renderne conto ai marchigiani». Ma per capire quanto, appunto, sia preoccupante la situazione bisogna addentrarsi tra le pieghe dei dati spulciati dal consigliere. Sono 36 le strutture in questione: 28 case di comunità e 8 ospedali di comunità, per un totale di 70 milioni di euro di interventi marchiati Pnrr. Partiamo dagli estremi, 5 sono allo 0% di avanzamento: Pesaro (Galantara), Ancona (ex Umberto I), Corinaldo, Filottrano e Chiaravalle (casa di comunità). Quelle già completate? Fossombrone, Mondolfo, Cingoli, Chiaravalle (ospedale di comunità) e Acquasanta Terme. In mezzo alla forbice un fitta serie di casistiche. Il dato da rilevare è che in tutto 15 opere stanno a meno del 50% di avanzamento.
Su un totale di 36, quasi la metà. Un dato che dovrebbe mettere in apprensione i piani alti di Palazzo Raffaello. «Come fa l’assessore Calcinaro ad affermare che per quanto riguarda gli ospedali sono “certi di rispettare la scadenza del 30 giugno”, con qualche dubbio solo rispetto a quello di Jesi (al 35% dei lavori)?» s’interroga Mastrovincenzo. Più nel dettaglio: la casa di comunità di Ancona (ex Crass) e l’ospedale di comunità di San Benedetto del Tronto toccano quota 10% di avanzamento. Dopo la manciata di opere mai partite, sono i due casi più gravi. La casa di comunità di Macerata è al 20%. Al 30% quella di Porto San Giorgio e al 35% l’ospedale di comunità di Jesi. Le case di comunità di Loreto e Recanati al 40%. Dei complessivi 70 milioni di euro per le opere in programma, 52 milioni sono destinati alle case di comunità e agli ospedali le cui opere sono rimaste più indietro (o mai partite). Se non si riuscisse a rinviare la tagliola del Pnrr, quei fondi andrebbero in fumo. Un rischio altissimo, vista soprattutto l’utilità sanitaria rappresentata da queste strutture, in un contesto dove il problema delle liste d’attesa e della difficoltà di accesso alle cure è un nervo ancora scoperto.
L’apnea
Se i Pronto soccorso marchigiani sono in apnea, le ragioni principali sono due: il personale dell’emergenza-urgenza ridotto all’osso e – forse anche più grave – l’assenza di una presa in carico dei pazienti a livello territoriale. Per l’assessore Calcinaro una risposta fattiva e un defaticamento delle strutture in sofferenza arriverebbero proprio dalla realizzazione di una fitta rete di ospedali e case di comunità. Ma quando? Il tempo sta per scadere. Le interlocuzioni romane si fanno sempre più serrate, perché è senza dubbio vero che il problema del mancato rispetto dei termini del Pnrr (in quasi tutti i settori) riguarda tutta Italia. Ma per le Marche la partita sul campo della sanità è cruciale.




