Brindisi diventi la città del vino e del mare

La Regione fa leggi e programmazione in settori strategici per lo sviluppo e la vita dei cittadini. L’agricoltura è uno di questi settori, è materia eminentemente regionale. Durante la recente campagna elettorale i candidati al consiglio regionale hanno parlato di tutto ma l’attenzione verso l’agricoltura e il mondo agricolo mi è sembrata non adeguata. Mi permetto di ripetere, a questo punto, all’indomani delle votazioni, agli eletti brindisini in consiglio regionale, qualche riflessione da vitivinicoltore, dopo un’esperienza politica e amministrativa, ormai datata, maturata proprio in ambito regionale.
Tutti i candidati al consiglio regionale hanno affermato di voler rappresentare Brindisi per farla contare. Non hanno convinto, però, molti elettori dato l’alto tasso di astensione (in città solo il 39 percento è andato a votare). A chi oggi da eletto ha l’onere di rappresentare il territorio suggerisco di non trascurare il settore agricolo (materia di esclusiva competenza regionale) e di cui la campagna brindisina è gran parte. L’agricoltura brindisina non è solo un settore produttivo: è una parte viva della nostra identità, del paesaggio e della storia di questo territorio.
Ho più volte sostenuto che Brindisi non è solo porto e industria. Dalle campagne che circondano la città fino alle aree interne della provincia, l’agricoltura è una delle colonne portanti della nostra economia e della nostra cultura. La Sau (la superficie agraria utilizzabile) della città di Brindisi, dopo quella di Foggia, è la più ampia della Puglia. È il settore che più di ogni altro ha plasmato il paesaggio, mantenuto vivi i luoghi, custodito saperi antichi e trasmesso valori di comunità e di lavoro. Nonostante i danni della Xylella, il comparto agricolo provinciale continua a occupare migliaia di addetti diretti e un numero crescente di operatori collegati, dal turismo rurale alla trasformazione agroalimentare, fino alla logistica e ai servizi.
La quota di occupati in agricoltura nella provincia di Brindisi è di circa 11.500 persone, pari al 14,3 percento del totale: un dato superiore alla media nazionale. Di questi, il 50 percento sono donne, segno di una vitalità e di una specializzazione di rilievo. In provincia risultano attive oltre 7.000 imprese agricole. Eppure, di tutto questo, non c’è una piena consapevolezza nei livelli istituzionali, amministrativi e nelle stesse rappresentanze politiche. È tempo di riportare anche l’agricoltura al centro dell’agenda politica. Non solo per affrontare le sue criticità – mancanza d’acqua, tributi consortili, caporalato, Xylella, speculazione sui prezzi ai produttori – ma per immaginare una strategia di lungo periodo. Perché nel Brindisino l’agricoltura non è un settore del passato: è una risorsa viva, strategica, identitaria. Un motore che tiene insieme economia, paesaggio e comunità.
Dalle vigne al mare, dalle masserie all’entroterra, il lavoro agricolo tiene in vita il territorio, genera occupazione e custodisce un patrimonio di saperi e valori che non può essere disperso. È anche un presidio territoriale: mantiene il paesaggio, contrasta l’abbandono delle campagne e rende attrattivo il territorio per un turismo nuovo, fondato su esperienze autentiche e sostenibili.
Oggi, per esempio, l’enoturismo, l’oleoturismo, le masserie didattiche e le aziende agricole multifunzionali sono realtà in crescita, capaci di raccontare la Puglia e generare valore. A Brindisi, la vicinanza tra porto, città, mare e campagne è una ricchezza rara. Un piano regionale che integri enoturismo, Appia Antica e valorizzazione delle aree interne può diventare anche per i nostri territori la chiave per uno sviluppo equilibrato e sostenibile.
La vitivinicoltura, poi, pur tra le difficoltà che il settore sta affrontando, resta una componente essenziale di questa identità. In provincia di Brindisi si produce circa il 10 percento del vino pugliese. La Doc Brindisi, istituita nel 1979, interessa circa 3.000 ettari tra Brindisi e Mesagne e valorizza vitigni autoctoni come il Negroamaro e il Susumaniello, simboli della rinascita agricola salentina.Eppure, il nome “Brindisi Doc” resta poco visibile sui mercati e nelle politiche regionali di promozione del vino pugliese. E non saranno certo le sagre paesane a valorizzare il vino di Brindisi.
Brindisi può e deve diventare “la città del vino e del mare”: un territorio dove qualità del prodotto e bellezza del paesaggio camminano insieme, dando valore alla stessa Puglia e alle sue radici.Un laboratorio di sostenibilità dove l’agricoltura non è solo economia, ma cultura, paesaggio e vita. Ecco un impegno che suggerirei di prendere a chi e’ stato eletto dai nostri territori nel prossimo Consiglio regionale.
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