Economia

Braun (Capital Group): “Le occasioni di investimento sono in Europa”

In una situazione di incertezza globale, sia dal punto di vista economico che finanziario, Christophe Braun, investment director di Capital Group, invita a guardare all’Europa, dove sta avvenendo “uno dei più significativi cambiamenti economici della storia moderna”.

Cosa sta succedendo in Europa?

“Il quadro che emerge è quello di un continente che si sta allontanando dalle limitazioni della passata austerità e che viaggia verso una strategia più proattiva, basata su investimenti, rinnovamento industriale e maggiore sicurezza economica. Il passaggio dall’austerità all’espansione è evidente nelle iniziative di respiro europeo, come il Patto per l’industria pulita o le misure di flessibilità fiscale, come pure nei programmi a livello di singolo Paese, come il piano degli investimenti tedesco da 1.000 miliardi di euro. Si tratta di cambiamenti volti a migliorare la competitività, la sicurezza energetica e la resilienza in un contesto di incertezza geopolitica”.

Che impatti potrebbero avere questi piani d’investimento sul Pil?

“Pur con rischi di esecuzione, le stime suggeriscono che l’effetto combinato di tali misure potrebbe aggiungere tra lo 0,25% e l’1% annui al Pil europeo sul medio termine. La strategia economica europea sta emergendo in un contesto di frammentazione globale e concorrenza strategica, i principali fattori alla base della Grande ristrutturazione globale. L’Ue è costretta a fare i conti con l’incertezza legata ai dazi e alle vulnerabilità della supply chain, mentre prosegue la rivalità tra Usa e Cina. In risposta, Bruxelles sta adottando strategie di “de-risking”, come la ri-localizzazione e la diversificazione degli impianti produttivi, mentre negozia accordi commerciali per attenuare gli shock. La maggiore enfasi strategica da parte della regione europea indica un rinnovato dinamismo e il passaggio a un nuovo modello di crescita, focalizzato più sulla domanda interna che su una crescita trainata dalle esportazioni. E la domanda interna, in Europa, non è insignificante; si tratta, infatti, del singolo mercato importatore più grande a livello mondiale, con una quota di importazioni più che doppia rispetto a quella degli Stati Uniti. Il Vecchio Continente è quindi in una posizione relativamente solida non solo per stimolare la domanda domestica e rafforzare le imprese che la servono, ma anche per aumentare il suo potere contrattuale nella negoziazione di accordi commerciali con altri Paesi”.

I dazi non rappresentano una minaccia per la produzione europea?

“Sono tre i motivi chiave per cui la produzione europea potrebbe tenere anche nell’attuale contesto di dazi. In primo luogo il commercio di merci con gli Stati Uniti è inferiore a quanto comunemente immaginato. Spesso si fa riferimento al fatto che gli Stati Uniti rappresentano il 20% delle esportazioni di merci europee; ciò che si dice meno, però, è che i flussi commerciali all’interno dell’Ue sono di gran lunga superiori rispetto a quelli con i Paesi extra Ue. La perdita di quota di mercato potrebbe inoltre essere limitata. La politica statunitense dei dazi non ha ancora raggiunto la stabilità ma, nonostante ciò, la potenziale perdita di quota di mercato europea potrebbe essere meno grave di quanto temuto. Infine l’Ue ha notevoli margini per intensificare gli scambi all’interno del suo territorio. Il consistente allentamento della politica fiscale tedesca dovrebbe supportare una maggiore domanda interna in Germania e nel resto d’Europa”.

Come si traduce questa visione nel campo degli investimenti?

“Sebbene l’universo azionario europeo sia più piccolo di quello statunitense, risulta più diversificato; di conseguenza, vi è un’ampia gamma di settori e aziende che potrebbero beneficiare di una ripresa del Pil. Sono diversi i temi chiave a partire dagli investimenti in utility e rete: l’elettrificazione della rete e la ripresa industriale dovrebbero trainare un aumento della domanda di elettricità in Europa dell’1,5%-2% all’anno fino al 2030; gli investimenti nella rete, stimati a 14 miliardi di euro all’anno in Germania entro la fine del decennio 2020, contribuiranno a sostenere l’espansione della base di asset regolamentati; è poi interessante il settore dell’edilizia e delle infrastrutture. Il fondo per le infrastrutture della Germania rappresenta un punto di svolta per gli appaltatori, i produttori di cemento e i costruttori di macchinari originali nella filiera energetica. La modernizzazione ferroviaria e i programmi di ristrutturazione abitativa genereranno una domanda sostenuta di servizi e materiali per le costruzioni”.

Christophe Braun, investment director di Capital Group

Christophe Braun, investment director di Capital Group 

Come vede il settore finanziario e quello della difesa?

“Il primo offre un mix di fondamentali solidi, miglioramento della redditività e valutazioni interessanti. Lo slancio degli utili delle banche è supportato da bilanci solidi e margini di interesse netti ancora elevati. Le valutazioni sembrano interessanti rispetto alle controparti Usa. La spesa per la difesa è invece destinata ad aumentare nettamente in risposta alle continue minacce alla sicurezza. Tuttavia, la spinta verso la sicurezza si estende oltre la difesa militare e include risorse energetiche affidabili, infrastrutture stabili e filiere sicure. Anche la sicurezza informatica è un’area di crescita. Segnalo infine il comparto delle tecnologie pulite e dell’industria pesante: l’aumento dei prezzi del carbonio e gli incentivi politici favoriscono le società che investono nella cattura del carbonio, nell’idrogeno e nell’efficienza energetica”.


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