Ambiente

Brambilla (Nm), rafforzare il sistema dei controlli sui cavalli a fine carriera – In breve

“Rafforzare il sistema dei controlli
sui cavalli a fine carriera, per evitare che finiscano o nel
circuito della macellazione abusiva o in triangolazioni illegali
all’estero con la medesima destinazione finale: il macello”. Lo
chiede in un’interrogazione al ministro dell’Agricoltura e della
sovranità alimentare e al ministro della Salute l’on. Michela
Vittoria Brambilla, presidente della Lega italiana per la Difesa
degli Animali e dell’Ambiente e dell’Intergruppo parlamentare
per i Diritti degli Animali e la Tutela dell’Ambiente.

   
“Le norme vigenti – ricorda la deputata di Nm – distinguono i
cavalli DPA (destinati alla produzione alimentare) dai non-DPA
(non destinati alla produzione alimentare) che, una volta
assegnati a questa categoria, sono irreversibilmente esclusi
dalla macellazione. La carriera dei cavalli non-DPA ha durata
massima variabile secondo l’impiego: tipicamente (esclusi
cavalli-atleti leggendari) 5-7 anni per il galoppo e 10 per il
trotto, fino a 16-17 anni nelle prove di equitazione più dure e
fino a 19-20 anni in quelle più leggere, mentre la naturale
aspettativa di vita media per un cavallo, a seconda delle razze
e delle condizioni di vita, è di 25-30 anni, con alti costi di
mantenimento. Considerando il numero dei cavalli immessi nel
circuito ippico o dell’equitazione sportiva ogni anno,
dell’ordine delle decine di migliaia, ci si aspetterebbe, anche
tenendo conto di attività “di riserva” come il turismo ippico o
l’ippoterapia, una consistente presenza di individui anziani
(oltre i 20 anni) non-DPA, ma, nonostante l’assenza di precise
rilevazioni, non pare questo il caso”. Di qui l’interrogativo:
che fine fanno i cavalli non-DPA al termine della carriera?

   

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