Borse Usa, S&P a un soffio dai 7mila punti. Il Bitcoin supera 88.600 dollari
(Il Sole 24 Ore Radiocor)– Viaggia debole Wall Street con lo S&P che però mette nel mirino la soglia psicologica dei 7mila punti. Quella americana, insieme alle piazze asiatiche, sono le uniche aperte nel giorno di Santo Stefano. A Tokyo, dove il governo ha messo a punto un bilancio record per il prossimo anno, il Nikkei ha chiuso in rialzo dello 0,62% nonostante i deludenti dati sulla produzione industriale. Operatori fiduciosi anche in Cina con l’indice di Shanghai che ha messo a segno un rialzo dello 0,1% e lo Shenzhen dello 0,54%. Seul ha terminato le contrattazioni in progresso dello 0,51% mentre è chiusa Hong Kong, la piazza asiatica più legata all’Occidente. Oltreoceano occhi puntati sulle prossime mosse della Fed: secondo le elaborazioni di Cme FedWatch le probabilità che la banca centrale americana possa tagliare ancora il costo del denaro nel 2026 si attestano all’82,3%, nonostante il dato sul Pil del terzo trimestre sia stato superiore alle attese. Sullo sfondo restano le questioni geopolitiche che però mettono le ali ai metalli preziosi con l’oro che tocca un nuovo record.
Wall Street contrastata, pesano tensioni geopolitiche
Andamento contrastato per Wall Street che avvia a una seduta dai volumi ridotti, complice il prolungamento delle festività natalizie per molti investitori e diverse piazze finanziarie. La vigilia di Natale aveva visto gli indici aggiornare nuovi record, sia intraday sia in chiusura, alimentando le attese per il tradizionale “rally di Babbo Natale”, che statisticamente si concentra negli ultimi cinque giorni dell’anno e nei primi due del nuovo anno. A pesare sugli scambi contribuisce l’escalation delle tensioni geopolitiche: gli Stati Uniti hanno condotto un attacco aereo contro lo Stato Islamico in Nigeria il giorno di Natale e hanno bloccato petroliere in entrata e in uscita dalle acque venezuelane. A livello azionario in rialzo le azioni di società minerarie come Southern Copper e Freeport-McMoRan, sostenute dall’aumento dei prezzi di oro e argento. Il petrolio Wti al Nymex è in calo e viaggia in area 58 dollari al barile.
Giappone, produzione industriale diminuita del 2,6%
I titoli di Stato giapponesi (Jgb) di riferimento hanno registrato un leggero aumento, poiché le aspettative di un contenimento dell’emissione di debito hanno contribuito al calo dei rendimenti dal picco raggiunto in 26 anni. Il rimbalzo dei Jgb è avvenuto dopo che il primo ministro Sanae Takaichi ha cercato di placare le preoccupazioni sul suo massiccio piano di stimolo e dopo che un rapporto di Reuters ha affermato che il governo avrebbe probabilmente ridotto la nuova emissione di obbligazioni a lunghissimo termine nel prossimo anno fiscale. A livello congiunturale emerge che a novembre la produzione industriale giapponese è diminuita del 2,6% su base mensile, invertendo l’aumento dell’1,5% registrato nel mese precedente e mancando le aspettative del mercato che prevedevano un calo del 2%. Si tratta del calo più marcato dal gennaio 2024, secondo le stime flash fornite dal ministero dell’Economia, del commercio e dell’industria.
Rallenta l’inflazione di Tokyo
Rallenta l’inflazione nell’area di Tokyo, dove l’indice dei prezzi al consumo core è aumentato del 2,3% su base annua a dicembre, in calo rispetto al 2,8% del mese precedente e al di sotto delle previsioni di mercato. Il dato di oggi segna ha il valore più basso da febbraio, ma rimane al di sopra dell’obiettivo del 2% fissato dalla Banca del Giappone, sottolineando le persistenti pressioni sui prezzi nella capitale. L’indice dei prezzi al consumo complessivo è calato al 2% dal 2,7 per cento di novembre, mentre l’indice dei prezzi al consumo esclusi alimentari ed energia in Giappone è sceso al 2,6% a dicembre dal 2,8% di novembre.
L’oro aggiorna record, argento oltre 75 dollari
Continua la corsa dei metalli preziosi spinti dalle aspettative di nuovi tagli sul costo del denaro da parte della Fed e dall’acuirsi delle tensioni geopolitiche. L’argento ha superato per la prima volta la soglia dei 75 dollari nelle prime ore della mattinata (75,14 dollari); adesso tratta a 74,84 dollari (+4,23%). Sale anche l’oro che dopo aver toccato un nuovo record a 4.531,04, vede ora il contratto spot viaggiare in rialzo dello 0,83% a 4.516,35 dollari mentre i future segnano un progresso di quasi l’1% a 4.547,35 dollari. Quest’anno l’oro ha messo a segno un forte rally, registrando il maggiore guadagno annuo dal 1979, sostenuto dall’allentamento della politica della Federal Reserve, dall’incertezza geopolitica, dalla forte domanda delle banche centrali, dall’aumento delle partecipazioni degli Etf e dal processo in corso di de-dollarizzazione.
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