Economia

Borse, guerra in Iran e shock energetico zavorrano anche Wall Street. Nell’ottava si salva solo Milano (+0,4%)

(Il Sole 24 Ore Radiocor) – Chiudono in rosso le Borse europee con il prezzo del petrolio e del gas che rialzano la testa. In una seduta caratterizzata da molta volatilità ancora una volta gli investitori si sono concentrati sul conflitto in Medio Oriente e sulle conseguenze che esso sta comportando. A cominciare, come detto, dalla risalita del prezzo del greggio: il Brent è tornato sopra la soglia dei 100 dollari al barile, il Wti in area 97 dollari. Stesso copione per il gas che ad Amsterdam è tornato sopra i 50 euro al Megawattora. Così Milano termina la seduta in calo dello 0,3%, Parigi dello 0,9% e Francoforte dello 0,65%. 

Sempre sul fronte geopolitico in Europa ha destato perplessità l’annuncio del segretario del Tesoro, Scott Bessent, circa il via libera da parte del Dipartimento del Tesoro degli Stati Uniti a un’autorizzazione temporanea che consenta ai Paesi di acquistare petrolio russo attualmente bloccato in mare. Il cancelliere tedesco Friedrich Merz ha bollato come “sbagliata” la mossa, dal momento che consente al Cremlino di aumentare le proprie entrate traendo vantaggio dalla guerra in Iran. Lo spread BTp/Bund chiude in rialzo a 81 punti, nel giorno in cui Fitch darà la pagella sul debito pubblico italiano.

Europa limita danni nella settimana, Milano a +0,4%

Se la prima settimana di conflitto Usa-Iran ha rappresentato uno shock anche per i mercati europei, nella seconda ottava i listini del Vecchio Continente sono riusciti quantomeno a limitare le perdite. A resistere ai ribassi, stavolta, c’è solo la Borsa di Milano, unica tra le big in positivo, che termina la settimana con un guadagno complessivo dello 0,4%. Limitano i danni anche Madrid, che cede lo 0,1%, e Londra (-0,2%), mentre scivolano più in fondo Francoforte (-0,6%) e Parigi (-1%).

Venendo ai titoli del Ftse Mib, brillano nel bilancio settimanale Lottomatica (+20,6%) in scia al trend positivo dopo la pubblicazione dei conti 2025, Eni (+13,7%) che beneficia del petrolio record e Leonardo (+12,8%) grazie agli acquisti sul comparto Difesa. All’opposto perdono quota Amplifon (-20,2%), Stellantis (-17,7%) e Mediobanca (-14,6%) alle prese con il progetto di fusione con Mps che ha avuto il via libera dei rispettivi cda nei giorni scorsi. Ma a rubare la scena sui mercati sono state soprattutto le quotazioni del greggio, a causa dello stop allo stretto di Hormuz e del conflitto in Medio Oriente, con il Brent del Mare del Nord (+8,5%) e il Wti (+6,5%) .

Wall Street chiude negativa, Pil sotto attese

Wall Street chiude la seduta in territorio negativo, con le incertezze pendenti in Medio Oriente e il rialzo dei prezzi del petrolio, centrando la terza settimana di fila in ribasso: il Dow Jones cede lo 0,26%, a 46.558,47 punti, mentre il Nasdaq perde lo 0,93%, a quota 22.105,36. Male anche l’S&P 500, in frenata a 6.632,19 punti (-0,61%), con una perdita del 5% circa rispetto ai recenti massimi. L’economia statunitense, infatti, ha registrato un forte rallentamento nel quarto trimestre del 2025. Secondo quanto pubblicato dal dipartimento del Commercio, il Prodotto interno lordo statunitense è cresciuto dello 0,7% nel quarto trimestre 2025, in base alla seconda lettura, contro attese dell’1,5% e dopo una prima lettura al +1,4%. A pesare sul dato trimestrale è stato il lungo shutdown, ovvero la chiusura delle attività governative non essenziali per mancanza di fondi, che si è verificato tra ottobre e novembre. Al contrario il dato Pce (personal consumption expenditures price index), la misura preferita dalla Federal Reserve per calcolare l’inflazione, è cresciuto a gennaio dello 0,3% rispetto al mese precedente, in linea con le attese. Rispetto a un anno prima, è cresciuto del 2,8%, contro attese per una conferma del 2,9% del mese precedente. La componente ‘core’ del dato, depurata dagli elementi volatili, è cresciuta dello 0,4% mensile, in linea con le attese, e del 3,1% annuale, in linea con le attese. Sull’azionario americano, crollo del titolo di Adobe dopo il suo declassamento da parte di Barclays, in seguito alla notizia che l’amministratore delegato, Shantanu Narayen, si dimetterà una volta nominato il suo successore. Il calo anche Ulta Beauty che è il peggiore sullo S&P 500, dopo che il rivenditore di prodotti di bellezza ha riportato risultati in chiaroscuro.


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