Marche

bonifico-bluff, in trappola i truffatori a Jesi

JESI Prima l’assegno non solvibile, poi un bonifico-bluff del valore di 2 euro per comprare un’auto sportiva da 20mila euro. Ci ha rimesso eccome un cittadino bielorusso di 48 anni che nel novembre del 2024 aveva messo in vendita la sua Bmw Serie 4 grand coupé. Pensava di aver fatto un affare, trovando subito dei validi acquirenti. E invece s’è ritrovato con un pugno di mosche, o forse meglio dire di euro, in mano. Per la truffa sono finiti a processo in quattro, coloro che – stando alla procura – s’erano presentati come i compratori della Bmw.

Il dispositivo

In tre sono stati condannati dal giudice Martina Marinangeli: un anno, un mese e dieci giorni di reclusione a una 28enne romena. Otto mesi ciascuno a un 25enne francese e a una 27enne romena. Procedevano tutti (sono residenti in Emilia Romagna) con il rito abbreviato, come chiesto dall’avvocato difensore Emanuela Bruno. Tra 90 giorni le motivazioni del verdetto. Ha deciso invece di affrontare il dibattimento un 25enne di Piacenza. Per lui il processo inizierà il 21 settembre. La truffa s’era perfezionata tra il 29 e il 30 novembre 2024. Stando a quanto ricostruito, il bielorusso aveva messo in vendita la preziosa coupé sulle tipiche piattaforme online, venendo poi contattato telefonicamente dagli imputati. Si erano mostrati particolarmente interessati all’acquisto dell’auto, tanto che erano venuti a Jesi per gestire l’affare e contrattare sul prezzo. Alla fine, le parti si erano accordate per 20mila euro.

La frode

Cosa era successo? In un primo momento, i promissari acquirenti avevano consegnato, anziché un assegno circolare come pattuito in precedenza, un assegno postale per l’intero importo di acquisto pari a 20mila euro. Alle rimostranze del venditore, i quattro lo avrebbero tranquillizzando, dicendo che quello in realtà era un assegno circolare emesso dalle Poste Italiane, che loro erano imprenditori commerciali e quindi che erano solvibili. Quindi, il passaggio di proprietà era stato formalizzato. Quando poi il 48enne era andato allo sportello, aveva scoperto che l’assegno era scoperto. I compratori si erano scusati, rimanendo sorpresi di fronte alla notizia del bielorusso. Allora, era stata tentata la via del bonifico per saldare l’acquisto. Gli imputati, sempre secondo la tesi accusatoria, avrebbero inviato al 48enne la copia della distinta di un bonifico che gli avrebbero girato del valore di 20mila euro. In realtà, sul conto del venditore erano arrivati solo 2 euro. E l’auto già era finita nelle mani dei truffatori.




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