Trentino Alto Adige/Suedtirol

Bolzano, migranti respinti dalla Germania arrivati in città – Bolzano



BOLZANO. Nessun allarme, per il momento. Ma le guerre che stanno infuocando il Medio Oriente unite alla situazione internazionale fanno temere che, nei prossimi mesi, possa esserci un aumento degli arrivi di migranti anche in città. «Negli ultimi giorni – spiega l’assessora comunale Patrizia Brillo – sono arrivate due-tre famiglie respinte dalla Germania. La nostra indicazione è quella di dare il biglietto del treno, perché tornino dove hanno fatto domanda di asilo. Facciamo il possibile, ma non possiamo accogliere tutti e dobbiamo anche evitare di diventare troppo attrattivi».

In base ai dati, al 14 febbraio il capoluogo ospitava 1.213 migranti; 925 ospitati nelle strutture, 158 negli alberghi, 130 coloro che dormono in strada. Un numero quest’ultimo destinato, quasi sicuramente, ad aumentare. Con la chiusura il 31 marzo dell’ex Alimarket che ospita un centinaio di persone tra lavoratori e fragili; e il 15 aprile dell’Emergenza freddo all’ex Lemayr. «Nei giorni scorsi – dice l’assessora Brillo – ho convocato alcuni datori di lavoro i cui collaboratori sono ospiti delle nostre strutture e i rappresentanti delle categorie economiche, con l’obiettivo di sollecitarli a trovare una sistemazione abitativa ai lavoratori.

La risposta purtroppo è quella che ci aspettavamo: in media in Alto Adige si pagano circa 200 euro in più al mese rispetto al resto d’Italia, di più non possono fare. Dal momento che pure per gli stessi imprenditori è difficile trovare alloggi». Vista la situazione è quasi certo che chi in questi mesi ha trovato ospitalità nelle strutture pubbliche, dalle prossime settimane dormirà in strada. Con tutto ciò che questo comporta per la persona stessa e per la città ovviamente. Costretta a fare i conti con problemi di decoro e di sicurezza. La distribuzione nei paesiPer queste ragioni il Comune conta molto sull’attuazione del piano concordato con la Provincia e il Consorzio dei Comuni che prevede la distribuzione di una famiglia di migranti in ognuno dei 94 comuni dell’Alto Adige individuati (116 complessivamente). A partire da metà giugno quando finiscono le scuole. L’assessora Rosmarie Pamer sta elaborando il regolamento attuativo. Detta così sembra una cosa semplice e di facile realizzazione, ma non lo è affatto. Più di un Comune ha già detto di avere difficoltà a reperire anche un solo alloggio. Di qui la richiesta all’Ipes di intervenire, mettendo a disposizione appartamenti sociali.

Ma la risposta dell’assessora provinciale Ulli Mair è stata netta: «Gli alloggi dell’Istituto sono destinati esclusivamente alle persone che sono in lista d’attesa da anni». Il presidente della Provincia Arno Kompatscher ha comunque promesso che gli accordi verranno rispettati. Da una parte per alleggerire il capoluogo, ma soprattutto per consentire l’inserimento di chi arriva da altri mondi nel tessuto sociale altoatesino. È difficile, se non impossibile, che questo avvenga a Bolzano, dove le famiglie sono ospitate in parte all’ex Inpdap di via Pacinotti a Bolzano sud e in parte all’interno di alberghi. Altra cosa è l’accoglienza che una famiglia potrebbe ricevere in un paese. Dove in passato lo si è fatto, non ci sono mai stati problemi. I bambini sono andati a scuola, hanno imparato la lingua e si sono integrati; i genitori hanno trovato facilmente un lavoro, visto il bisogno di manodopera.




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