Emilia Romagna

Bologna, analisi e riflessioni di fine stagione














Già, è proprio il caso di dirlo: non tutte le ciambelle escono col buco e, stando al risultato conclusivo, si può dire che questa sia uscita dal forno anche po’ bruciacchiata. Mangiabile, ma pur sempre mal riuscita. Si può descrivere così la stagione dei rossoblù, ondivaga e discontinua. Dolce e amara allo stesso tempo. “Non si può sempre sorprendere”, aveva giustamente sintetizzato Italiano qualche giorno fa in conferenza stampa e infatti, con così tanta concorrenza e con così tanti impegni ravvicinati, il Bologna ha ballato sul sottilissimo confine che divide una buona stagione da un’annata da cestinare, restando a lungo appeso con le unghie prima di doversi accontentare dei molteplici rimpianti per gli innumerevoli blackout del Dall’Ara, soprattutto durante la prima parte del 2026.

Un buco nero inspiegabile

Intendiamoci, il quadruplo impegno non era per niente facile per un club con il 10° budget del torneo, ma questo lo si sapeva sin dalla notte dei tempi. 

Ciò nonostante, il mister, guida la squadra come un battistrada al Giro d’Italia in uno strappo sorprendente fino all’effimero primato di fine novembre, prima dell’arrivo di un cupo dicembre, mese della bruciante sconfitta in finale di Supercoppa Italiana contro il Napoli e crocevia della rovinosa discesa verso gli inferi. Dopo il secondo posto di Riad, infatti, il Bologna perde completamente l’orientamento e butta nell’indifferenziata tutto il lavoro svolto fino a quel momento e il gruppo, ovviamente, rimonta in classifica. Pari in casa con Sassuolo alla 17°, per poi soccombere di brutto a San Siro contro l’Inter, in casa con Atalanta e Fiorentina, in maniera sanguinosa a Marassi contro il Genoa (da 0-2 a 3-2 nell’ultima mezz’ora), e infine regalare prima al Milan (0-3) e poi anche al Parma (0-1) il fattore campo, con un Dall’Ara incredibilmente trasformatosi in terra di conquista per chiunque. Una mazzata tremenda: appena 5 punti (pareggio con Como e Sassuolo e vittoria nel recupero con l’Hellas) su 27 disponibili e tanti saluti alle ambizioni di classifica.
Il Bologna d’inizio 2026, dunque, sembra entrato in un’altra dimensione spazio-temporale. Lontana. Inspiegabile. La band di Italiano, però, non molla. Reagisce e risale la corrente come i salmoni: infila tre successi consecutivi, prima di ricascarci nuovamente e perdere rocambolescamente punti pesantissimi in casa con Verona (unica vittoria scaligera del 2026) e Lazio, in quest’ultima occasione sbagliando addirittura prima il rigore del possibile vantaggio e poi colpendo persino un palo clamoroso con Moro. Il resto è roba contemporanea, con trionfi e sconfitte che si alternano in maniera repentina fino al colpo di Napoli e alla successiva “vittoria di Pirro” in quel di Bergamo, un successo ormai tardivo e utile solo a certificare l’8° posto in campionato e la conseguente esclusione ufficiale dalla prossima Conference League 2026-2027. Se non altro, il cammino in Coppa Italia nel prossimo anno ricomincerà dagli Ottavi…

La cavalcata europea: il sogno di una città!

Ah, a proposito di coppe internazionali: qui il discorso è completamente differente. Pronti, via, in Europa League c’è di nuovo l’Aston Villa: immeritato 1-0 a Birmingham e cammino che comincia in salita. Nessun problema. Pareggio casalingo con il Friburgo nella 2a giornata della Fase Campionato, blitz a Bucarest, segno incs interno con il Brann alla 4a, poi 4 golazi al Salisburgo, colpaccio in rimonta a Vigo e, per finire, il 2-2 casalingo contro il Celtic prima del comodo 3-1 conclusivo al Maccabi Tel Aviv in campo neutro. Morale: 15 punti raccolti, 10° posto in League Phase e conseguente passaggio ai playoff. Negli spareggi ci sono ancora i ruvidi norvegesi del Brann, liquidati tutto sommato in maniera piuttosto agile con un doppio 1-0 (Castro a Bergen, Joao Mario al Dall’Ara). Dopodiché il gioco si fa ancora più duro, perché ad attendere i rossoblù agli Ottavi di Finale c’è la Roma del Gasp: 1-1 in Emilia e poi capolavoro all’Olimpico, con quel dantesco 4-3 che rimarrà per sempre nella storia. Rowe, Bernardeschi, Castro e Cambiaghi: si va ai Quarti con il morale in orbita, ma qui l’arrampica si ferma, poiché dall’altra parte del campo c’è per l’ennesima volta l’Aston Villa di Unai Emery. Il brutto 1-3 casalingo (pazzesca la dormita sul calcio d’angolo in occasione del terzo timbro firmato Watkins al minuto 94) spiana la strada ai Villans che al ritorno, nelle Midlands, ne fanno addirittura 4 ai felsinei buttandoli fuori dalla corsa verso Istanbul. Applausi a prescindere e non poteva essere altrimenti: tre sole sconfitte in tutta la competizione e tutte e tre arrivate per mano della mortifera formazione in Claret&Blue, una squadra di Champions smarritasi per puro caso in Europa League e vincitrice finale senza se e senza ma del trofeo.

Delusione Coppa Italia: rossoblù fuori ai Quarti

Passiamo, infine, alle dolenti note.
Dopo aver vinto la coccarda tricolore in quell’indimenticabile 14 maggio 2025, il Bologna ricomincia l’avventura in Coppa Italia partendo dagli Ottavi di dicembre in casa contro il Parma. Derby scorbutico sulla Via Emilia, con i crociati avanti dopo 13 minuti e il Bologna che pareggia con Rowe prima di completare la rimonta grazie alla zuccata di Castro al 90’. In un modo o nell’altro si va avanti, anche se non di molto. Già, perché nel turno successivo sale in Emilia la Lazio. La formazione di Sarri sembra al Dall’Ara più per obbligo di firma che per altro: la stagione è anonima e Lotito è super contestato dai tifosi biancocelesti tra le vie di Roma. Il Bologna va in vantaggio con Castro al 30’, ma Noslin fa 1-1 in avvio di ripresa. Si va stancamente ai rigori. Sbagliano malamente prima Feguson (parato) e poi Orsolini (fuori) al terzo slot. L’unico preciso dal dischetto è Dallinga, ma non basta: Lazio 5, Bologna 2 dopo i tiri dagli undici metri e delusione alle stelle.
Forse la più cocente di tutte, per via di quello che era stato e di quello che poteva essere, con un cammino non certo impossibile verso una nuova finale romana. L’unica partita, a detta di mister Vincenzo Italiano, che avrebbe voluto rigiocare. Autentica fotografia di una stagione troppo bizzarra per essere inquadrata lucidamente. 

Una ciambella venuta a metà, insomma, giusto per ribadire la metafora culinaria, ma il voto finale complessivo non può non essere considerato tutto sommato sufficiente. Peccato, perché sarebbe bastato veramente pochissimo per dipingere un altro capolavoro…

























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