Bocciata la mozione di centrodestra sul ritiro della manovra fiscale regionale

Muro contro muro in consiglio regionale dell’Umbria sulla manovra fiscale che ha introdotto l’aumento dell’addizionale Irpef e Irap. L’aula di Palazzo Cesaroni ha bocciato con i voti della maggioranza (11 no) la mozione presentata dai consiglieri di centrodestra (FdI, Lega, Forza Italia) che chiedeva alla Giunta Proietti di “rivalutare i profili relativi alla manovra fiscale”, eliminando gli aumenti delle aliquote.
L’atto, illustrato da Eleonora Pace (FdI), muoveva dalla convinzione che gli aumenti, per un ammontare di 184 milioni di euro, non siano più giustificati. “L’attuale governo regionale ha introdotto l’aumento giustificandolo con fantomatici ‘buchi’ e ‘ammanchi’ nei bilanci della sanità, successivamente risultati inesistenti”, ha affermato la Pace. A sostegno della sua tesi, ha citato la relazione della Corte dei Conti che, nel luglio scorso, avrebbe evidenziato come lo “scostamento apparente” fosse frutto di un’analisi parziale e avrebbe riscontrato “l’eccessivo ammontare di accantonamenti”.
Le opposizioni hanno elencato una serie di risorse che, a loro dire, rendono superfluo l’aumento delle tasse: i circa 40 milioni del Payback, l’incremento di circa 19 milioni della quota regionale del fondo sanitario nazionale e i 14,2 milioni relativi a un accantonamento prudenziale della precedente Giunta Tesei, resi disponibili da una sentenza della Corte Costituzionale. “I cittadini troveranno a gennaio un conguaglio Irpef pesantissimo”, ha avvertito Pace, sottolineando come, nonostante le richieste, i nuovi introiti non siano stati vincolati alla sanità, i cui servizi non mostrerebbero miglioramenti: “Le liste di attesa sono raddoppiate, le assunzioni sono ferme a 220 unità sulle 700 promesse, i bilanci delle aziende restano in rosso”.
Donatella Tesei (Lega) ha rincarato la dose: “La motivazione del prelievo dalle tasche dei cittadini e delle imprese decade e la manovra deve essere rivista”. Enrico Melasecche (Lega) ha definito la manovra “basata su una grande falsità”, accusando la maggioranza di aver “preso in giro gli umbri con dati falsi” sulla situazione sanitaria.
La replica della maggioranza è stata affidata, tra gli altri, all’assessore Tommaso Bori e alla consigliera Letizia Michelini (Pd). Bori ha respinto le accuse, definendo “pretestuoso” tornare su questi aspetti e ha spiegato le necessità che hanno reso indispensabile la manovra: la necessità di un cofinanziamento del 18% per sbloccare 300 milioni di euro di programmi comunitari, tagli del Governo centrale per oltre 80 milioni per il periodo 2025-2029, e un disavanzo della sanità regionale di oltre 70 milioni di euro “da ripianare in maniera obbligatoria”.
Bori ha anche smontato, punto per punto, la disponibilità delle risorse citate dall’opposizione: le risorse del payback, ha detto, “non possono essere utilizzate per il 2024 e la loro effettiva entità non è nemmeno stata determinata”, mentre quelle liberate dalla sentenza sulla Arpa andranno nel conto sanitario del 2025. Ha inoltre precisato che la manovra “mantiene invariate o addirittura riduce le aliquote a due terzi degli umbri”.
Letizia Michelini ha ricordato che la maggioranza, arrivata al governo, ha “trovato dei conti sanitari disastrosi, con la necessità di reperire oltre 200 milioni di euro”. “I conti delle aziende sanitarie sono in linea rispetto a quelli di un anno fa perché abbiamo fermato una discesa verso il basso”, ha aggiunto, accusando il centrodestra di aver causato con la sua gestione i 36 milioni di euro di mobilità passiva del 2024.
Nonostante la bocciatura, l’opposizione ha annunciato battaglia. Eleonora Pace ha concluso: “Continueremo a proporre atti per il ritiro della manovra in ogni occasione. Ricorderemo per tutta la legislatura che il vostro primo atto è stato mirato ad aumentare le tasse a cittadini e imprese”. La frattura tra le due parti, al momento, appare incolmabile, con la maggioranza che difende la manovra come un doloroso ma necessario rimedio a bilanci dissestati e l’opposizione che la condanna come un’inutile e dannosa stangata per famiglie e imprese.
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