Umbria

Bloccati a Doha con bambina: «Missili ogni giorno. Da Farnesina proposta ridicola»

di Chiara Fabrizi

Una famiglia di Perugia con una bimba di 8 anni è bloccata a Doha in Qatar dalla mattina del 28 febbraio. Qui avrebbero dovuto fare soltanto lo scalo per Roma, dopo una settimana di vacanza in Thailandia, ma dal paese qatariota non sono più ripartiti. Da quattro giorni sono chiusi in hotel, «perché cadono missili ogni giorno, ci passano sopra la testa, poco dopo tremano le vetrate dell’albergo e sentiamo il boato in lontananza, cioè entro un raggio che ci hanno quantificato in circa 20 di km», ha raccontato a Umbria24 Daniele Comodi, perugino di Ponte San Giovanni, che si trova a Doha con la moglie Alessia Galmacci e la figlia. Con lui nello stesso albergo un’altra cinquantina di italiani, tutti in transito dal Sud Est asiatico verso l’Europa e tutti bloccati a causa della guerra all’Iran scatenata da Stati Uniti e Israele, che si è presto allargata all’intero Medioriente, dove continuano a piovere i missili di Teheran.

«Siamo terrorizzati e molto stanchi mentalmente, ma soprattutto non sappiamo cosa fare né quando riusciremo a tornare a casa», dice Daniele, che ha ricevuto comunicazioni sia dall’emirato che dal governo di Roma: i primi gli hanno fatto sapere che «lo spazio aereo di Doha resterà chiuso almeno fino al 6 marzo», mentre la Farnesina gli ha inviato «una comunicazione via mail, che non so se posso definire ridicola». Il perugino bloccato in Qatar con la moglie Alessia e la piccola di 8 anni ha spiegato che il ministero degli Esteri italiano «ci ha essenzialmente proposto di acquistare sia il ticket di un pullman da Doha a Riyad, che impiega 12 ore ad attraversare un’area desertica durante una guerra, sia il ticket dei biglietti aerei da Riyad a Roma, ma siamo tutti molto molto perplessi».

I timori di Comodi, «sorvolando sulla spesa che gira intorno ai 2 mila euro a persona», sono legati al trasferimento in bus e su quanto può accadere in Arabia Saudita: «Chi ci assicura le condizioni di sicurezza durante il lungo viaggio in bus tra Doha e Riyad? E chi ci garantisce che durante quelle 12 ore anche a Riyad non inizino a cadere missili o che non si resti comunque bloccati in aeroporto per altri giorni? A quel punto cosa dovremmo fare?». Domande legittime, risposte quasi impossibili in uno scenario di guerra. «Siamo arrabbiati con Ambasciata e Farnesina, siamo cittadini italiani, nel nostro paese paghiamo le tasse, ma se ci troviamo in difficoltà all’estero l’unica proposta che ci viene fatta ci appare rischiosa». E con una bimba di 8 anni al seguito i rischi vanno sempre calcolati, ma durante una guerra la ponderazione così come l’abbiamo finora intesa non esiste.

Daniele e sua moglie per ora restano in albergo a Doha, dove «a occuparsi di noi è la compagnia aerea, che sta spesando tutto, e personale dell’emirato, che passa nella struttura abbastanza frequentemente». La famiglia di Perugia per ora, pur a fronte di «crisi che colpiscono noi adulti come la bimba, che ovviamente è consapevole di trovarsi in uno scenario di guerra e vorrebbe tornare a scuola», non sembrano propensi a lasciare l’albergo: «Ieri alle 19.30 sono uscito un attimo dalla porta della hall e ho visto in cielo tre scie luminose, seguite in rapida sequenza da esplosioni, ma qui – racconta ancora Daniele – almeno c’è un grande garage allestito con acqua e beni di prima necessità, in cui ci fanno scendere quando iniziano a cadere missili». Questa è la guerra, a noi sconosciuta.

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