Lazio

bloccata l’Appia, corse sospese fino a settembre

La protesta lascia le piste e arriva sull’asfalto dell’Appia. Giovedì 19 febbraio 2026 la crisi dell’ippodromo delle Capannelle è esplosa in strada, con un flash mob improvviso che ha bloccato per alcuni minuti il traffico davanti ai cancelli dello storico impianto.

Uno striscione, poche transenne spostate al centro della carreggiata e un messaggio chiaro: «Le corse non si toccano».

Il futuro di uno dei templi dell’ippica internazionale, l’Ippodromo delle Capannelle, resta appeso a una partita complessa che coinvolge Roma Capitale, il Ministero dell’Agricoltura e società private.

Il blocco sull’Appia

La mobilitazione è scattata in mattinata. Gli operatori hanno esposto lo striscione davanti all’ingresso principale, posizionando transenne al centro della carreggiata. Il blocco è durato pochi minuti, evitando pesanti ripercussioni sulla viabilità prima dell’arrivo delle forze dell’ordine.

Proprio oggi, infatti, il ministero dell’Agricoltura, della Sovranità alimentare e delle Foreste ha convocato una riunione, dopo che il Comune di Roma ha comunicato di non essere in grado di garantire lo svolgimento delle corse nell’impianto almeno fino a settembre 2026.

Il Masaf, infatti, dovrà provvedere alla rimodulazione del calendario di corse, che per quanto concerne la spettanza di Capannelle verranno redistribuite su altri ippodromi.

Di tutto questo si discuterà con le associazioni di categoria nella riunione odierna, convocata per le 11:30. Non è escluso che la protesta degli operatori continui anche sotto la sede ministeriale.

Il piano del Campidoglio

Sul fronte capitolino, l’Assessorato allo Sport Alessandro Onorato ha delineato una strategia d’emergenza per scongiurare la chiusura definitiva dell’impianto.

L’ipotesi è quella di affidare temporaneamente la gestione a Zètema Progetto Cultura, società partecipata del Comune.

Il piano punta a garantire almeno la continuità degli allenamenti e la cura dei cavalli ospitati nei box, mantenendo viva la funzione sportiva dell’impianto in attesa di una soluzione strutturale.

In gioco non c’è soltanto il calendario delle corse, ma il lavoro di 29 dipendenti a tempo indeterminato e un indotto che supera le 200 persone tra collaboratori, addetti ai box, tecnici e operatori.

Il rebus del bando

A complicare il quadro c’è il fallimento dell’ultimo bando per la gestione 2026. La società risultata vincitrice, Marsicana, ha rinunciato all’incarico.

Successivamente altre due società partecipanti si sono dette disponibili a subentrare, ma i tempi tecnici per l’affidamento rischiano di scontrarsi con l’urgenza di riprendere le corse per non perdere i finanziamenti ministeriali.

Tra carte bollate e tavoli istituzionali, Capannelle resta sospesa. E mentre le piste sono silenziose, la protesta dei lavoratori ricorda che l’ippodromo non è soltanto un impianto sportivo, ma un pezzo di storia della città che oggi chiede risposte rapide e concrete.

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