Blizzard, chiesto giudizio per 28 nuove leve dei clan di Isola, stralcio per Cavarretta
Isola, la Dda chiede il processo per 28 persone coinvolte nell’inchiesta Blizzard-Folgore, stralcio per l’ex re degli yacht Cavarretta
ISOLA CAPO RIZZUTO – La Dda di Catanzaro ha chiesto il rinvio a giudizio nei confronti di 28 persone nell’ambito dell’inchiesta sulle nuove leve dei clan di Isola Capo Rizzuto, che nel marzo scorso portò all’operazione Blizzard Folgore. Tra loro non c’è l’imprenditore Anselmo Cavarretta, destinatario dell’avviso di conclusione delle indagini con l’accusa di associazione mafiosa. La sua posizione è stata stralciata. L’ex re degli yacht, difeso dagli avvocati Anna Marziano e Leo Sulla, non ha peraltro prodotto memorie né chiesto di essere interrogato dopo essere stato “avvisato”. Ritenuto dagli inquirenti contiguo alla cosca Arena ma uscito quasi sempre indenne dalle inchieste in cui è stato coinvolto, Cavarretta era di nuovo implicato perché «tutt’altro che comprimario» ma «autentico protagonista» nelle dinamiche della criminalità organizzata locale.
TENTACOLI SUI BINARI
Dalle carte dell’inchiesta emerge che avrebbe tentato di mettere le mani sulla società fallita “CF” della famiglia Giardino, coinvolta nell’inchiesta di Milano sui colossi del settore ferroviario e i legami con i clan di Isola. Il procuratore distrettuale antimafia Salvatore Curcio e il sostituto Pasquale Mandolfino hanno però stralciato la sua posizione. È l’unico degli indagati per cui non hanno chiesto il giudizio. Dall’inchiesta emergeva il ruolo di Luigi Masciari, considerato dagli inquirenti figura cerniera tra gli affari della cosca di Isola Capo Rizzuto e la provincia di Bolzano, dove si era trasferito per un periodo di tempo. Proprio a Masciari viene addebitato il tentativo di acquisire l’azienda dichiarata fallita dal Tribunale di Lodi attraverso società “esterovestite”.
VOCAZIONE AFFARISTICA
Gli inquirenti vogliono portare a processo le nuove leve dei clan, che più che ai riti di affiliazione badavano ai profitti. Masciari avrebbe avviato nella provincia altoatesina una serie di progetti imprenditoriali di natura criminale, basati prevalentemente sulla commissione di reati di natura economico-finanziaria. L’input alle indagini è venuto dalla Procura di Trento, insospettita dalla presenza nel tessuto socio-economico di quell’imprenditore imparentato con i vertici delle cosche Arena e Nicoscia di Isola. Furono 17 le persone arrestate un anno fa. Tra gli imputati anche pezzi grossi delle cosche, come il boss di Papanice Domenico Megna e il bazookista della cosca Nicoscia di Isola, Pasquale Manfredi detto “Scarface”. Luce sarebbe stata fatta sui nuovi assetti delle cosche isolitane.
L’INCHIESTA
Le attività investigative, condotte dal Ros dell’Arma e dalla Dia di Padova, supportati dai carabinieri del Reparto operativo di Crotone, avrebbero consentito di accertare come, mediante strumenti di schermatura, siano state gestite, attraverso prestanome, diverse società che hanno permesso di drenare denaro dell’economia reale verso le casse del clan. Gli imputati, secondo l’accusa, dotavano le loro società di crediti fiscali fittizi con lo scopo di trarre profitto dalla vendita diretta o dal loro utilizzo nel sistema delle compensazioni d’imposta. Le realtà economiche sarebbero state concepite per essere assorbite in tutto o in parte da imprese con debiti erariali a cui si sottraevano attraverso le compensazioni dei crediti fittizi. Operazioni di fusione per incorporazione, grazie al ricorso delle cosiddette “società serbatoio”, avrebbero consentito all’organizzazione di aggiudicarsi contratti di appalto a prezzi nettamente inferiori rispetto ai parametri di mercato. Accanto ai reati economici ci sarebbero stati quelli “tradizionali”. Estorsioni, usura, armi.
IL “COLLANTE” COL NORD
Collante tra la casa madre di Isola e gli affari al Nord sarebbe stato Masciari, amministratore (anche di fatto) di numerose imprese, operanti in disparati settori economici e funzionali alla commissione di illeciti di natura finanziaria. I proventi venivano, in parte, destinati alla cosca. Ma Masciari non disdegnava metodi più “tradizionali”. Per la risoluzione di un contenzioso per l’acquisizione di un capannone si sarebbe rivolto al boss del quartiere Papanice di Crotone, Domenico Megna. L’assistenza ai detenuti sarebbe stata una costante dell’organizzazione e Masciari vi contribuiva, a quanto pare. Emerso il sostegno ai familiari di Pasquale Manfredi, esponente di spicco della cosca Nicoscia. Ma la figura di Masciari è moderna perché lui pensava ai soldi più che alle “doti” di ‘ndrangheta, sbeffeggiando quanti si vantavano di aver rivestito il grado di “camorra” e rimarcando di aver ricevuto da diverse fazioni dei clan isolitani proposte di affiliazione formale.
LA “CASA MADRE”
Masciari però non dimenticava di aver dato “una mano quando è possibile”, facendo riferimento all’assunzione di figli di pregiudicati. Uno dei riferimenti principali del gruppo criminale sarebbe stato Francesco Antonio Arena, classe ’91, uno dei pochi esponenti rimasti in libertà dell’omonima famiglia di ‘ndrangheta, figlio di Pasquale “Nasca”, figura di spicco del clan. «Sono il figlio di Pasquale “Nasca”, non sono un pagliaccio, sono 15 anni che sono nel locale», diceva. Eppure ha poco più di 30 anni. Metà li ha vissuti da affiliato.
TENTACOLI SUL COMUNE
Non si è tradotta in contestazioni formali la presunta capacità di condizionare l’amministrazione comunale di Isola Capo Rizzuto di cui Masciari si vantava. Alcune conversazioni intercettate getterebbero ombre sulla “natura dubbia” di alcuni rapporti di Roberto Bianchi, marito della sindaca Maria Grazia Vittimberga, con esponenti della criminalità organizzata isolitana. Bianchi non risulta indagato. Ma è stato monitorato durante una riunione, all’interno di un capannone, con persone ritenute contigue ai clan. Masciari e Bianchi si sarebbero peraltro confrontati sui fondi da destinare alla frazione Le Cannella, dove sono concentrati gli interessi dell’imputato che qui vorrebbe esprimere il suo controllo del territorio.
I NOMI
Ma ecco l’elenco completo degli imputati, quasi tutti originari di Isola.
- Antonia Arena, di 61 anni.
- Antonio Arena (41).
- Antonio Francesco Arena (35).
- Salvatore Arena (67).
- Antonio Bruno (59).
- Antonietta Corda (69).
- Salvatore Gareri (42).
- Francesco Garofalo (67)
- Antonio Giardino (49).
- Luigi Manfredi (52).
- Marilena Manfredi (39).
- Pasquale Manfredi (49).
- Antonio Masciari (51).
- Francesco Masciari (80).
- Luigi Masciari (45).
- Mario Megna (54).
- Domenico Megna (79).
- Giulia Mercoledisanto (48).
- Luigi Morelli (53).
- Pasquale Morelli (79).
- Nicola Pittella (45).
- Giuseppe Porcelli (48)
- Antonio Ruggero (43)
- Carlo Alberto Savoia (54).
- Giuseppe Verterame (60).
- Luigina Verterame (45).
- Vincenzo Verterame (36)
- Antonio Viola (51).
Li difendono gli avvocati Mario Prato, Carmine Mancuso, Vincenzo Girasole, Francesca Buonopane, Guido Contestabile, Francesco Laratta, Luigi Villirilli, Luigi Frustaglia, Stefano Nimpo, Gianni Russano, Aldo Casalinuovo, Fabrizio Salviati, Roberto Coscia
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