Lazio

blitz della Digos nella rete anarchica. Caccia a contatti e obiettivi

Non un semplice rifugio di fortuna, ma un luogo scelto per preparare un ordigno. È questo lo scenario che emerge dalle indagini sulla morte di Sara Ardizzone e Alessandro Mercogliano, i due appartenenti all’area anarco-insurrezionalista deceduti venerdì a seguito dell’esplosione di un congegno nel Parco degli Acquedotti, nella zona sud-est di Roma.

Gli accertamenti condotti dalla Digos, proseguiti senza sosta, stanno delineando un quadro sempre più definito. Il casolare abbandonato dove è avvenuta la deflagrazione sarebbe stato utilizzato come punto operativo temporaneo, non come base stabile.

Secondo gli investigatori, l’ordigno era in fase avanzata di preparazione: ingombrante e instabile, difficilmente trasportabile senza rischi o senza attirare l’attenzione.

Proprio questa condizione avrebbe spinto i due a completare le ultime fasi di assemblaggio sul posto, ipotizzando poi uno spostamento verso un obiettivo situato a breve distanza. Una dinamica che suggerisce un’azione pianificata su scala locale, con tempi rapidi e un raggio operativo limitato.

Sul possibile obiettivo, gli inquirenti mantengono il massimo riserbo. Tra le ipotesi al vaglio figurano strutture istituzionali e infrastrutture sensibili presenti nel quadrante, ma al momento non ci sono conferme ufficiali. L’esplosione ha distrutto gran parte degli elementi utili a ricostruire con certezza il piano.

Nel frattempo, al Viminale è stato convocato il Comitato di analisi strategica antiterrorismo, che ha disposto un rafforzamento delle misure di vigilanza su obiettivi considerati sensibili nella Capitale. Un passaggio che riflette il livello di attenzione con cui viene seguita la vicenda.

Le indagini si stanno concentrando anche sulla rete di contatti dei due. Sono state eseguite diverse perquisizioni, con il sequestro di dispositivi e materiale informatico ora al vaglio degli specialisti. L’obiettivo è verificare eventuali collegamenti e accertare se vi fossero altri soggetti coinvolti o a conoscenza del progetto.

Parallelamente, alcuni ambienti riconducibili all’area anarchica hanno diffuso messaggi che non esprimono condanna per l’accaduto, ma che vengono monitorati con attenzione dagli investigatori per il loro contenuto ideologico.

Il caso resta aperto e complesso. Gli elementi raccolti finora indicano un’attività in fase avanzata, interrotta in modo improvviso dall’esplosione.

Ora il lavoro degli inquirenti punta a chiarire ogni aspetto della vicenda, ricostruendo contatti, responsabilità e finalità di un episodio che ha riportato alta l’attenzione sui rischi legati a fenomeni estremisti.

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