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Blackwater Holylight – Not Here Not Gone: La magione dei fantasmi :: Le Recensioni di OndaRock

“Not Here Not Gone”. Ha un titolo che indica una presenza fantasmatica, il quarto disco lungo delle Blackwater Holylight, lavoro che segna la piena maturazione del suono della band. Se basso, batteria e chitarre costruiscono un’impenetrabile magione doom, stoner e heavy & psych coi muri incrostati di pece, le voci di Alison (anche bassista) e Laura (anche chitarrista) sono la trasognante materia ectoplasmica dream-gaze che fluttua tra i suoi corridoi labirintici.
Chiamiamolo pure “doomgaze”, un luogo musicale oscuro iniziato senza ombra di dubbio anni fa, probabilmente con Jesu, che però le cinque ragazze dell’Oregon interpretano con gusto personale, una dolcezza lirica molto anni Novanta e una forte propensione alla forma canzone.

Basti ascoltare le iniziali “How Will You Feel”, “Involuntary Haze” e “Bodies”, strumentalmente tre trappole mortali, tre assordanti marchingegni di ripetività stoner-metal, ma anche tre hit fuori tempo massimo nel segno di Shirley Manson e Hope Sandoval. La struttura canzone va progressivamente disfacendosi a partire dalla successiva “Heavy, Why?”, l’epicentro emotivo del disco, dove le voci continuano a imboccare melodie dolenti, ma il sound assume le sembianze di una slavina fangosa decisa a inghiottire tutto. Con l’intervento di una tempesta elettronica e le chitarre che sbucano dalla frana come dei tremors, il finale del brano è anche uno dei vertici psichedelici dell’opera.
Per l’altro bisogna aspettare la conclusiva “Poppyfields”. Una scorribanda in un campo di tulipani, certamente, ma propulsi dalla batteria a velocità di curvatura di Eliese. Gli steli ci sfregiano occhi e gote, dunque, e i fiori non possono che rimembrare il sangue.

Le Blackwater Holylight danno senz’altro il meglio quando spingono di brutto, quando il contrasto tra la potenza di fuoco del suono e la delicatezza delle parti vocali è portato all’estremo. Quindi episodi più interlocutori, come l’intermezzo psichedelico “Giraffe” e la scioglievole “Fade”, risultano inevitabilmente meno accattivanti di tutto il resto.
Posto che i dischi precedenti andrebbero esplorati alla scoperta di gemme come “Motorcycle”, “Not Here Not Gone” ci consegna una band finalmente al pieno delle sue enormi possibilità, al punto da aver firmato dei potenziali classici alternativi contemporanei.

18/02/2026




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