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Bitchin Bajas – Inland See: Il fascino dell’imperfezione :: Le Recensioni di OndaRock

Nome ormai familiare ai nostri lettori quello dei Bitchin Bajas, formazione di Chicago nata come progetto collaterale di Cooper Crain dei Cave e messo in piedi con la collaborazione di Dan Quinlivan (Mahjongg) e Rob Erye e da sempre aperto a partecipazioni esterne e progetti condivisi: l’ultimo è “Totality” album dei Natural Information Society di Joshua Abrams pubblicato dalla Drag City.

“Inland See” fa seguito all’intrigante omaggio a Sun Ra di “Switched On Ra” e al più classico mix di neo-psichedelia, kraut-rock, minimalismo e ambient di “Bajascillators”.
I Bitchin Bajas ripartono dall’album del 2022 riproponendone sia la struttura, solo quattro tracce, che l’organicità, l’omogeneità dell’insieme è ancora una volta il dato distintivo del progetto, e mentre “Bajascillators” indugiava su sonorità raggianti affini alle poco spigolose trame ambient-elettroniche dei Cluster o alle grazie degli Harmonia, il nuovo disco “Inland See” esplora il lato più oscuro della band, le composizioni sono meno formali e gli arrangiamenti sono meno minuziosi, si evolvono e si espandono con una naturalezza impressionante, frutto anche della scelta di non aggiungere elementi in post-produzione rispetto alle registrazioni in studio e di lasciare spazio a piccole imperfezioni.

I quasi diciannove minuti di “Graut” fungono da compendio al resto dell’album, ma anche d’approfondimento delle tematiche strumentali accennate dai tre brani antecedenti. Le brillanti e cristalline sonorità elettroniche scorrono intercettando i primi Kraftwerk e Terry Riley, in un gioco di rimandi che pian piano dà vita a un groove irresistibile. Per quanto “Inland See” non aggiunga nulla di nuovo a quanto già detto in passato dalla band, è incredibile come i Bitchin Bajas riescano a dare organicità e calore a morbide e vellutate escursioni ambient-jazz (“Skylarking”) o a delicati fraseggi di piano e synth che indugiano su atmosfere crepuscolari e melodicamente agili (“Reno”).

L’ultimo lavoro del gruppo di Chicago è un disco più esplorativo e spirituale, la conferma giunge con le lievi alterazioni della suggestiva “Keiji Dreams”. Un intrigante esempio di divagazione e distorsione sui cliché ambient sperimentati  e consolidati da Brian Eno a cavallo tra “Another Green World” e “Ambient 1: Music For Airports”, un progetto non privo di imprevisti e spunti creativi che anticipa future delizie: sarà interessante verificare l’energia creativa dei Bitchin Bajas nell’annunciato tour italiano (cinque data a partire dal 7 aprile: Avellino, Roma, Corciano, Firenze, Udine).

31/01/2026




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