Biosfera, il Comune di Pesaro chiede chiarezza e convoca chi è coinvolto nel progetto

PESARO Si entra e si esce dal palazzo del Comune. La motivazione? Fare il punto sulla questione Biosfera. Ci sono tasselli mancanti? È davvero come sostengono le opposizioni? E ieri mattina, in zona, sarebbe stato visto anche Silvano Straccini, già direttore generale della Fondazione Pescheria.
Il passo delle dimissioni
Dopo la vicenda affidi è cambiato anche l’assetto della Fondazione Pescheria. Un cambio di pelle e di sostanza con nuove nomine. Ma ora qualcosa si riapre con il caso Biosfera. E il Comune che ha cambiato amministrazione (pur rimanendo guidata dal centrosinistra) vuole capire. Ripercorriamo le tappe in casa Fondazione Pescheria. Il 21 marzo del 2021 il vicesindaco Daniele Vimini si è dimesso da presidente, due settimane prima della naturale conclusione dell’incarico. E lo ha fatto assieme al cda. Intanto il sindaco Andrea Biancani ha nominato Claudio Olmeda: già volontario di Pesaro capitale della cultura 2024 e già funzionario pubblico. Le dimissioni di Vimini sono arrivatr dopo che l’Anac aveva ritenuto incompatibile il suo incarico di vicesidnaco con qullo di presidente della Fondazione. Pronunciamento arrivato dopo la vicenda degli affidi nata nell’agosto del 2024. Lo stesso giorno si è dimesso anche il direttore generale, appunto Silvano Straccini, che in estate, a luglio, finirà anche lui assieme ad una trenitna di persone, nell’inchiesta degli affidi. Anche qui ci sarebbe l’incarico ad Opera Maestra per il totem di Pesaro 2024 e collegate le questioni di Anac. Un peso l’ha avuto sicuramente il sindaco Biancani che una volta assunto il ruolo di primo cittadini ha avviato un’azione di “pulizia” e smarcature di tutte le questioni finite nella questione affidi, ovvero prima della sua amministrazione.
I costi
Dopo gli affidi si è aperto poco più di due settimane fa uno spin-off. Ovvero quello della Biosfera e gli incarichi ad Artifact. L’ultimo è quello a gennaio del 2025 per 20mila euro. Che si aggiungono agli oltre 700mila euro nel 2023 per l’acquisto dell’installazione e oltre 172mila per la sua manutenzione e gestione nel triennio 2005 – 2007. L’azienda i cui bilanci sarebbero fermi da un paio di anni, lunedì è stata contattata dal Corriere Adriatico senza ricevere rispsota. Intanto nei giorni scorsi Vimini ha chiarito, assieme all’assessore alle reti digitali e città digitale Mattia Galeazzi (all’epoca del caso affidi non in giunta Ndr): «La Biosfera non è un’opera nata da una scelta estemporanea del Comune, ma è parte del progetto CTE Square, che il Ministero delle Imprese e del Made in Italy ha finanziato con 11 milioni di euro complessivi e rispetto al quale il Comune ha avuto l’obbligo di rendicontare ogni spesa e ogni passaggio». In funzionari del Ministero hanno fatto un sopralluogo in città l’11 giugno 2026. E sulla regolarità aggiungono: «È un’ulteriore verifica da parte degli organismi ministeriali competenti – sottolineano Vimini e Galeazzi – che conferma la correttezza del percorso seguito dall’Amministrazione».
Oggi
In questi giorni gli uffici di piazza del Popolo stanno chiamando tutte le persone coinvolte nel progetto Biosfera per conoscere i dettagli e incrociare i dati e capire se le accuse delle opposizioni del centrodestra hanno delle basi. Intanto il loro esposto è arrivato in Procura, oltreché alla Corte dei conti e ad Anac. Ma sul caso per cui ad oggi non ci sono né indagini né indagati sta lavorando anche il Comando della guardai di finanza di Pesaro. La matassa è intricata. Un po’ come la Biosfera che ugualmente tonda e a parte per pochi minuti il giorno dell’inaugurazione non ha mai girato sul suo asse.




