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Bike Economy, la storia di Fiorenza Baratti: «A cosa serve saper riparare una bici? A lavorare come guida e a essere indipendente, consapevole e sicura»

«La cosa che mi ha insegnato il corso? L’efficienza che serve se si sceglie la bici per un utilizzo urbano, per un viaggio, anche solo per fare casa-lavoro. Avere conoscenze di base fa sentire più sicuri e incentiva l’uso». Unica a organizzare viaggi, non ha però perso i contatti con chi ha fatto il percorso formativo con lei. «Era un gruppo eterogeneo, ognuno aveva un settore un po’ più specifico sul quale si concentrava. Anche chi già lavorava in officina, ha avuto lì una competenza che non aveva, che non aveva trovato nei percorsi precedenti probabilmente» spiega.

Per lei la bici è prima di tutto strumento di libertà, mezzo di trasporto necessario e fondamentale, anche se ha la patente, ma cerca di utilizzare la macchina il meno possibile e di preferire il treno da unire alla bici. «Ho iniziato ad andare in bici come lo faccio ora nel periodo Covid. Il mio primo viaggio è stato in Spagna. Sono già stata anche oltreoceano (l’anno scorso è stata l’unica italiana ad aver partecipato alla Komoot Women’s Rally 2024 in Ariziona, un viaggio di circa 700 chilometri e 8000 metri di dislivello da percorrere in otto giorni nel deserto, tra escursioni termiche e le difficoltà di approvvigionamento, a cui hanno preso parte 70 cicliste di tutto il mondo ndr) e in Africa. La bicicletta è il mio modo e mezzo per esplorare». Ora ha una bici gravel in legno creata dalla Ornus di Orbetello, cava all’interno, una scelta evidentemente sostenibile. «Sempre più persone si stanno interessando alla bici, sia dal punto di vista sportivo, ma anche del trasporto, del divertimento. Sicuramente è un settore in grande crescita».

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I viaggi che organizza sono il più accessibili e inclusivi possibile, realizzati anche per bici elettriche, senza tralasciate le tende e chi vuole fare percorsi più sportivi. Gli itinerari hanno l’obiettivo di incontrare territorio, cucina, tradizioni, cultura: dai musei ai siti archeologici, fino alle aziende agricole. «Sto frequentando ora il corso per diventare guida ambientale-escursionistica, affianco ai viaggi in bici, anche escursioni, non solo attività per intere settimane, ma anche week end. Cerco di mettere insieme più progetti, mi sono appena laureata e questo è il mio primo banci di prova per vedere se la mia passione può davvero diventare un lavoro».

Quanto si sente il rischio andando in bicicletta? «Io vivo a Milano al momento ed è un grandissimo problema. La mia scelta è sempre per percorsi fuoristrada e per strade secondarie, ma in città è inevitabile trovarsi su percorsi rischiosi. Sicuramente è fondamentale estendere la rete di ciclabili in Italia, ciclabili vere, divise dalla strada principale non una riga. Soprattutto devono essere collegate fra loro e legate alla mobilità generale cominciando dai trenta all’ora».


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