Trentino Alto Adige/Suedtirol

Biancofiore: “Il Pet Tourism è il futuro”

Il Pet tourism non è un settore di nicchia e nemmeno una variante marginale del turismo tradizionale. Al contrario, è una delle sue traiettorie più solide e promettenti, un turismo “ad alto valore” capace di destagionalizzare i flussi e valorizzare territori meno noti. È il messaggio che la senatrice Michaela Biancofiore, presidente del gruppo Civici d’Italia (Noi Moderati, UDC), porterà oggi agli Stati Generali del turismo di Milano, dedicati al tema dell’undertourism. Biancofiore parteciperà in qualità di founder di Bauking, definita come l’unica OTA al mondo dedicata a chi viaggia con animali domestici. Una realtà con sede a Bolzano, all’interno dell’acceleratore Noi Techpark. L’intervento avverrà su invito del ministero e del ministro del Turismo Daniela Santanchè, all’interno del panel “I facilitatori del turismo”, con l’obiettivo di dimostrare “numeri alla mano” che il Pet tourism non solo non rappresenta undertourism, ma può essere letto come “uppertourism”, o come viene definito nel settore: Upper end tourism, ovvero un turismo evoluto, con maggiore capacità di spesa e aspettative più alte sulla qualità dell’accoglienza.

Secondo la senatrice, il comparto cresce tre volte più velocemente rispetto al turismo tradizionale. Il confronto, sostiene, è netto: mentre il turismo generale segna un recupero post-Covid con tassi medi di crescita mondiale compresi fra il 3 e il 4% di CAGR, il Pet tourism viaggia tra il +9% e il +12% annuo, con un differenziale del 200%. Una progressione alimentata da trend strutturali e non ciclici: denatalità, umanizzazione dei pet, aumento delle famiglie DINK, crescita di single e senior travellers e una willingness to pay più alta. In alcuni segmenti, prosegue, l’impatto è ancora più evidente: l’ospitalità pet-inclusive di fascia premium può generare fino al 15% in più, mentre il trasporto (soprattutto per la componente in-cabin e i servizi accessori) cresce tra il 10 e il 14%.

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«Qualcuno ha ancora il coraggio di chiamarlo turismo di nicchia o piuttosto è la nuova frontiera del turismo mondiale? Parliamo di milioni di persone al mondo, la stima è di un miliardo di persone al mondo che posseggono un animale domestico, che scelgono la destinazione in base a come verrà accolto il proprio pet, ovvero in base a trasporti accessibili, strutture realmente pet inclusive, siti culturali visitabili con servizi veterinari, spazi outdoor, ristorazione attrezzata e regole chiare», dichiara Biancofiore. Il Pet tourism, continua, rappresenta anche una leva decisiva per accompagnare lo sviluppo di territori meno conosciuti: «È anche una leva straordinaria per valorizzare territori meno conosciuti che si attrezzano e destagionalizzare i flussi. Perché chi viaggia con un animale domestico viaggia tutto l’anno e cerca libertà, aria aperta, spazi, natura, borghi, terme, montagne, laghi, cammini, stabilimenti balneari attrezzati accessibili, esperienze autentiche. Non certo turismo di massa e alta stagione». Secondo la senatrice, questo cambiamento di prospettiva può trasformare aree oggi considerate “secondarie” in destinazioni primarie, aumentando anche i margini per il settore.

Biancofiore lega questa strategia anche alla necessità di un salto culturale e normativo. Da qui l’appello al ministro Santanchè, al mondo istituzionale e all’intero comparto Horeca: «sguinzagliare finalmente il turismo», affinché l’Italia possa guidare questa rivoluzione culturale e far assumere al Pet tourism il ruolo che merita, seguendo la scia tracciata dalla delibera Enac che ammette nelle cabine delle compagnie animali fino a 30 chili. Il dato più significativo, conclude, riguarda il comportamento dei viaggiatori: oltre il 60% dei cosiddetti Pet Parents esclude a priori una destinazione se non è davvero pet inclusive. Una scelta che si riflette anche sulla spesa: secondo Biancofiore chi viaggia con un animale domestico spende il 40% in più e tende a spostarsi anche fuori stagione. «Possiamo quindi permetterci di continuare a snobbarli? In un mondo con una forte denatalità e inversamente con più pet, continuare a progettare il turismo come se i pet non esistessero o fossero un semplice accessorio, non è conservatorismo ma è miopia economica», afferma. Quanto ai numeri globali, la stima citata parla di circa 540 milioni di persone che viaggiano nel mondo col proprio pet, spesso tra divieti e restrizioni. Una platea così distribuita: 177 milioni in Asia e Oceania, 156 milioni in Nord America, 87 milioni in Europa, 50 milioni in Sud America e 28 milioni in Africa e Medio Oriente, con una crescita particolarmente forte negli Emirati Arabi. Un quadro che rafforza la tesi della senatrice: «Si conferma pertanto che il Pet Tourism è il cosiddetto real game changer».

Alan Conti







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