Trentino Alto Adige/Suedtirol

Bianchi: “Il turismo può ancora crescere”

l turismo resta uno dei motori centrali dell’economia altoatesina, ma il nodo oggi non è più solo la crescita. È la sua distribuzione. A sottolinearlo è Christian Bianchi, che invita a distinguere con maggiore precisione tra territori ormai saturi e aree che, al contrario, restano ai margini dei grandi flussi. Secondo Bianchi, l’errore sarebbe continuare a spingere lo sviluppo nelle località già fortemente affermate, quelle che negli anni hanno costruito un’immagine internazionale grazie a sport, natura e marketing. In questi contesti, avverte, “l’aumento indiscriminato di strutture, presenze e traffico rischia di trasformare luoghi di pregio in spazi congestionati e sempre meno godibili, snaturando proprio ciò che li ha resi attrattivi”.

Il quadro cambia se si guarda ad altre parti della provincia. Bianchi cita esplicitamente “Aree come la Bassa Atesina o la Val Venosta, in particolare da Silandro verso l’alto, oltre a singole valli meno conosciute. Qui, un turismo ben pianificato e sostenibile potrebbe rappresentare un’occasione concreta di sviluppo economico e occupazionale, senza generare pressioni ambientali o sociali paragonabili a quelle delle zone più affollate. In questo senso, eventuali interventi mirati possono essere letti come uno strumento per riequilibrare il sistema turistico provinciale, non come una liberalizzazione generalizzata”. 

Diverso il discorso per Bolzano, dove Bianchi non vede una reale urgenza di nuove strutture ricettive. “Tra alberghi esistenti e progetti già potenzialmente realizzabili, la città sembra avere una dotazione sufficiente. Il punto, piuttosto, è la programmazione: per una realtà urbana come Bolzano, la qualità dell’offerta e la capacità di costruire un’identità turistica coerente nel tempo contano più dell’aumento dei posti letto”. In prospettiva pluriennale, le opportunità non mancano. Bianchi richiama progetti e funzioni che potrebbero rafforzare l’attrattività della città. “Penso alla nuova sede del museo archeologico, il polo bibliotecario con la prevista presenza di una sede ONU, e lo sviluppo legato all’università, alla ricerca scientifica e all’innovazione. Elementi che non parlano di turismo di massa, ma di una città capace di intercettare flussi culturali, istituzionali e accademici”.

✍️ Alan Conti 







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