Economia

Benzina, Salvini striglia Urso. Nuova tassa sui petrolieri. Giorgetti: “Temo la recessione”


ROMA – Il governo è pronto a tassare gli extraprofitti delle compagnie petrolifere se la curva dei prezzi consigliati dei carburanti, in discesa da 48 ore, tornerà a risalire. Sul tavolo c’è una misura che al momento prevede due opzioni. La prima: una tassa ad hoc sui guadagni che fonti dell’esecutivo definiscono «illegittimi». Quelli – è il ragionamento – che emergerebbero dal confronto tra l’indice Platts, il benchmark internazionale per la valutazione dei prezzi dei prodotti petroliferi raffinati, e i prezzi consigliati di benzina e diesel. La tassazione scatterebbe nel caso in cui il delta dovesse superare una certa soglia. Il secondo schema: un aumento dell’imposizione attuale, in scia all’incremento di due punti percentuali dell’Irap deciso con il decreto bollette.

La linea dura nei confronti dei petrolieri è stata abbozzata, ma se e quando attivarla dipenderà dall’esito del monitoraggio sui prezzi. Non tutti, però, sono d’accordo sulla strategia messa a punto a palazzo Chigi. Matteo Salvini preme per accelerare. Non a caso evoca «un intervento economico e fiscale sui maxi guadagni delle compagnie petrolifere» quando, da un gazebo della Lega a Milano, chiede al collega Adolfo Urso di convocare le big oil che – chiosa – «sono molto veloci ad aumentare i prezzi quando c’è un problema, ma molto più lente a ridurre i prezzi quando i prezzi scendono».

Il vicepremier leghista guarda ai prezzi al distributore che, nonostante la discesa degli ultimi due giorni, restano comunque su livelli altissimi. Ieri, infatti, un litro di gasolio in modalità self service costava 2,166 euro: un costo più basso rispetto ai 2,184 euro di giovedì e ai 2,181 euro di venerdì, ma più alto rispetto a quando il governo è intervenuto, con il primo decreto “taglia accise”, per calmierare i rincari.

L’effetto tregua è debole. Di più. Lo sconto di 24,4 centesimi al litro, prorogato fino al primo maggio, si sta assottigliando per via delle super quotazioni del greggio. Se la prima sforbiciata, introdotta il 19 marzo e scaduta il 7 aprile, era riuscita a “resistere” fino a Pasqua, anche se con un impatto reale inferiore all’entità dello sconto, il secondo intervento rischia di asciugarsi molto prima della scadenza. Aumentando, così, un conto a carico dei cittadini che è già importante: il caro carburanti – rileva il Codacons – sta costando agli automobilisti 150 milioni in più a settimana. A guadagnarci, invece, sono i petrolieri (+88 milioni) e lo Stato, attraverso le tasse (+61 milioni).

Tutti elementi che Salvini mette in fila prima di strigliare Urso. Il ministro delle Imprese non la pensa però allo stesso modo. Ricorda che le compagnie petrolifere sono state convocate giovedì. E soprattutto contesta la ricostruzione del leader del Carroccio. Così: «Le compagnie hanno accolto la nostra esortazione a ridurre subito, senza indugi, i prezzi».

Ma la tensione sui prezzi dell’energia tiene aperto il problema del finanziamento degli aiuti. A maggior ragione se dallo stretto di Hormuz non dovessero arrivare buone notizie. Ecco perché Giancarlo Giorgetti ha rievocato la sospensione del Patto di stabilità. «La risposta della Commissione europea la conosciamo benissimo: ‘solo in presenza di grave recessione’, ma – ha aggiunto ai microfoni del Tg3 Lombardia – temo che se la situazione continuerà così sul fronte dell’energia e degli olii combustibili, la recessione arriverà».


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