Bene la tutela delle comunità, ma restano incertezze

Un piano di grande importanza per la sicurezza idraulica e idrogeologica del territorio, che contiene aspetti a tutela della comunità, ma anche alcuni aspetti da chiarire e su cui, probabilmente, ci sarà da lavorare. I sindaci del territorio ravennate esprimono le proprie considerazione e incertezze sul progetto di variante al Pai Po, il Piano stralcio per l’assetto idrogeologico del bacino idrografico del fiume Po, esteso ai bacini idrografici del Reno, dei Romagnoli, del Conca Marecchia e al bacino del Fissero, Tartaro, Canalbianco, che è stato pubblicato il 30 dicembre.
In una nota congiunta i sindaci di Ravenna, Russi, Casola Valsenio, Castel Bolognese, Faenza, Riolo Terme e Solarolo, e dei Comuni della Bassa Romagna (in pratica tutti i primi cittadini della provincia eccetto quelli di Cervia e Brisighella) sottolineano che la valutazione sul piano redatto dall’Autorità di Bacino Distrettuale del Fiume Po (ente pubblico non economico, vigilato dal Ministero dell’Ambiente) è duplice. “Da un lato, a tutela delle nostre comunità, la variante Pai Po rappresenta il primo punto di svolta per iniziare a progettare nuove opere funzionali alla messa in sicurezza del territorio (in particolare le vasche di laminazione) – affermano i primi cittadini – È essenziale che sulle opere su cui non vi è alcun dubbio rispetto alla necessità ed opportunità di procedere, si definiscano nel minor tempo possibile i progetti esecutivi e le risorse per la realizzazione”.
“Al contempo, il Pai Po lascia aperte alcune incertezze su cui chiediamo di poter approfondire lo studio, che fino ad oggi non ci ha coinvolti”. In particolare i sindaci esprimono dubbi sulle opere necessarie nelle aree montane, le aree in fascia b, e la tracimazione controllata nonché le problematiche urbanistiche connesse.
Le criticità segnalate e le richieste dei sindaci
“Il Pai Po non definisce un ordine di priorità tra gli interventi previsti, circostanza che dovrà essere sanata. Sulle aree montane il Pai Po risulta del tutto incompleto trattando solo delle frane; prevedere opere che diminuiscano i tempi di corrivazione deve essere parte della strategia di tutela dei territori tanto quanto un piano di bonifica dettagliato per le aree collinari”.
A sua volta la tracimazione controllata “deve rappresentare l’ultima possibilità di governo delle acque nei casi di eventi sopra scala per i quali, in difetto di tale strumento, i nostri territori si alluvionerebbero in punti incontrollati, come già accaduto, con danni incalcolabili per cittadini, imprese ed intere comunità. È tuttavia opportuno che l’individuazione delle aree di tracimazione avvenga attraverso un confronto preventivo con gli enti locali e i Consorzi di Bonifica, così da poter raccogliere contributi utili alla definizione della collocazione più idonea, delle modalità di funzionamento e delle possibili connessioni con il sistema della bonifica”.
“Questo confronto, disatteso prima della pubblicazione, deve essere ripreso al fine di apportare al Piano le modifiche necessarie – insistono i sindaci – Le opere previste dal Pai Po devono essere concretamente realizzabili, a tutela in primis delle persone e determinare il minor danno alle imprese e all’agricoltura: crediamo che sul punto si possa fare meglio. È necessario che le procedure urbanistiche siano chiare e non lascino incertezze e che siano definiti in dettaglio i criteri per le delocalizzazioni, tema anch’esso oggi foriero di grande preoccupazione e non chiarito”.
La richiesta dei sindaci al segretario generale l’Autorità di Bacino Distrettuale del Fiume Po è di attivare “un tavolo di lavoro che coinvolga gli enti sopra individuati, affinché possano contribuire al lavoro della struttura tecnica dell’Autorità di Bacino e del Ministero. La difesa del nostro territorio è una delle grandi sfide del nostro tempo ed è una responsabilità che riguarda tutti i livelli istituzionali. Per questo è essenziale lavorare insieme, evitando contrapposizioni che rischierebbero di indebolire le comunità e il territorio stesso: non devono esistere fratture tra collina e pianura, tra città e campagna, né tra enti locali e Governo. I Comuni di questa Provincia ribadiscono la propria piena disponibilità al dialogo e alla collaborazione istituzionale con tutti i soggetti coinvolti. Solo attraverso un confronto serio, responsabile e condiviso sarà possibile costruire scelte efficaci per la tutela del territorio e per la sicurezza delle comunità che lo abitano”.
Cna a sostegno dei sindaci: “Necessario un confronto”
Cna Ravenna sostiene “le amministrazioni del territorio in questo momento di confronto con l’Autorità di bacino sulla variante al Pai Po e concorda nelle valutazioni presentate, soprattutto sulla necessità di un confronto ampio approfondito e puntuale anche in virtù dei riflessi che tutto questo ha sui piani regolatori”.
“Il territorio della provincia di Ravenna è caratterizzato da vaste aree sotto il livello del mare e da una complessa rete di canali, oltre a un’area collinare molto fragile da attenzionare in modo particolare e dalla quale occorre partire per progettare le opere di mitigazione dei rischi geologici e idraulici” dichiara Matteo Leoni, presidente della Cna territoriale di Ravenna. “Difficile, al momento, stimare gli impatti economici della variante – prosegue il Presidente – poiché le aree coinvolte sono vaste e comprendono numerosi contesti produttivi e urbani. Le imprese temono che le nuove norme possano irrigidire le procedure e rallentare investimenti già programmati”.
“Un nodo centrale riguarda la corretta informazione alle comunità locali – commenta Massimo Mazzavillani, direttore generale di Cna Ravenna – occorre spiegare metodi, previsioni e opere previste, così da garantire trasparenza e consapevolezza. Cna sollecita, inoltre, una fase transitoria che preceda l’applicazione delle nuove regole, per evitare blocchi nell’attività urbanistica. Fondamentale anche verificare la coerenza tra i nuovi tiranti idraulici elaborati da AdbPo e quelli finora utilizzati dai Comuni, così da non paralizzare espansioni e interventi in programma. In questo contesto di incertezza e necessità di maggiori approfondimenti puntuali, riteniamo comunque importante la proroga, appena comunicata, del termine per presentare le osservazioni dal 30 marzo al 31 maggio 2026”.
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