Belvedere, ius sanguinis, falso e corruzione: perquisizioni e 4 indagati
Belvedere Marittimo, quattro indagati sul caso ius sanguinis, avrebbero favorito residenza e cittadinanza a stranieri, la Procura di Paola ipotizza una serie di reati
BELVEDERE MARITTIMO – Nel comune del Tirreno cosentino è aperta da tempo un’indagine sul riconoscimento della cittadinanza italiana, “Iure sanguinis”, anche a cittadini stranieri che non ne avrebbero avuto diritto. È di ieri, 05 aprile 2025, la notizia di una lunga giornata di perquisizioni avvenuta a Belvedere Marittimo per diverse ore in uffici pubblici, anche al comune del centro tirrenico, e in abitazioni con il controllo, come avviene spesso in questi casi, di apparecchi telefonici e informatici. Procede la guardia di finanza del comando provinciale di Cosenza con il supporto anche di indagine della tenenza di Cetraro e con il coordinamento della Procura di Paola, diretta da Domenico Fiordalisi, con i sostituti Luca Natalucci e Mariolina Bannò.
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Al momento, gli indagati risultano essere quattro: due di Belvedere Marittimo, rispettivamente di 65 anni e 47 anni, assistiti dagli avvocati Amerigo Cetraro ed Eugenio Greco, e due di nazionalità brasiliana e argentina, di 34 e 54 anni. Ma l’attività investigativa potrebbe riservare ulteriori novità con l’aggiunta di altri eventuali indagati. Sono infatti in corso i riscontri documentali per capire se ci siano ulteriori particolari che possano confermare le ipotesi di reato formulate che al momento sono: falsità ideologica e favoreggiamento dell’immigrazione clandestina. Ai due italiani indagati vengono contestati anche reati per fatti di corruzione.
BELVEDERE MARITTIMO, LE ACCUSE AGLI INDAGATI NEL CASO IUS SANGUINIS
Si ipotizza che nella procedura per l’acquisizione della cittadinanza italiana “Iure sanguinis”, ci possa essere stato anche un presunto pagamento, forse anche con una crociera, e si indaga anche su presunte donazioni. Inoltre, l’ipotesi è che, in alcuni casi, in assenza di un controllo effettivo da parte dei vigili urbani, ma anche in presenza di pareri negativi espressi, sulla sussistenza dei requisiti della residenza rilasciati dai vigili urbani, si sarebbe proceduto lo stesso all’iscrizione dei cittadini richiedenti nell’anagrafe della popolazione residente del comune di Belvedere Marittimo. Se dovesse essere dimostrata tale ipotesi, potrebbe essere stato attestato falsamente lo status di residente nel comune dei cittadini extracomunitari richiedenti, che poi avrebbero anche ottenuto il riconoscimento della cittadinanza italiana “Iure sanguinis”.
Inoltre, si ipotizza che agli extracomunitari possano essere stati forniti anche degli alloggi dove fissare fittiziamente la residenza. Gli indagati avrebbero prestato assistenza in ogni fase del procedimento per ottenere la cittadinanza. La normativa prevede che i discendenti di origine italiana che non abbiano perso la cittadinanza e non vi abbiano rinunciato conservano la cittadinanza italiana, che però deve essere riconosciuta mediante uno speciale iter volto ad accertare che il richiedente abbia ascendenti con cittadinanza italiana.
L’AVVIO DELLE INDAGINI
Le indagini sono state avviate dalla Tenenza della guardia di finanza di Cetraro dopo aver notato, già dal 2022, la presenza sul territorio di Belvedere Marittimo di un numero sempre crescente di cittadini provenienti dal Sud America, in particolare brasiliani e argentini. Le pratiche “Iure sanguinis” sarebbero state avviate negli anni precedenti, già dal 2020. Ma, da quanto si è appreso sarebbero emerse diverse anomalie nell’accertamento del requisito della residenza.
All’albo del comune di Belvedere Marittimo, il segretario comunale, aveva correttamente richiamato un indirizzo univoco della giurisprudenza di legittimità relativamente al concetto di dimora abituale, presupposto ritenuto necessario ai fini dell’iscrizione anagrafica, che deve essere verificato sulla base di diversi indici rilevanti ai fini dell’accertamento dell’effettiva intenzione del richiedente di abitare nel luogo in cui dichiara la propria residenza, ossia di fissare in quel luogo appunto la propria dimora abituale. Dai controlli, insomma, doveva emergere che non potessero essere limitati a verificare la presenza fisica dell’interessato nel luogo di dimora, ma che si dovesse procedere ad ulteriori verifiche; per esempio, il fatto che tale dimora fosse abituale sulla base di “circostanze di fatto” dalle quali desumere che l’interessato avesse individuato nel comune, in questo caso Belvedere Marittimo, il centro delle proprie relazioni sociali e familiari.
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