Bce silenziosa in attesa che parli l’euro

In linea con l’orientamento di politica monetaria definito nella seconda metà del 2025, la Banca centrale europea (Bce) dovrebbe lasciare invariato il tasso sui depositi al 2,0% nella riunione del 5 febbraio.
L’assenza, nella riunione di giovedì, di nuove proiezioni macroeconomiche dello staff della Bce rafforza ulteriormente le attese di un esito invariato, con margini molto limitati per un cambiamento nel tono della comunicazione.
I recenti dati sull’inflazione sono risultati complessivamente in linea con le previsioni formulate dalla Bce a dicembre. Sebbene nelle ultime settimane le aspettative di inflazione siano aumentate, principalmente per effetto del rialzo dei prezzi delle materie prime e del petrolio, si sono di fatto riallineate alle proiezioni della stessa Bce.
Sul fronte della crescita, l’economia dell’area euro ha mostrato una resilienza superiore alle attese iniziali, sostenuta dal perdurante slancio del settore dei servizi e da una graduale stabilizzazione dell’industria manifatturiera, in particolare nei comparti legati alla difesa.
In questo contesto, la Bce dovrebbe mantenere un approccio attendista, ribadendo la dipendenza dai dati, evitando di fornire indicazioni prospettiche (forward guidance) e lasciando aperte tutte le opzioni di politica monetaria. I mercati stanno pertanto prezzando una pausa prolungata, con attese di tagli dei tassi molto contenuti – pari ad appena 6 punti base – nel 2026. Su un orizzonte più lungo, le aspettative indicano invece un rialzo dei tassi verso la fine del 2027.
Nonostante la riduzione dell’asimmetria rispetto alla fine dello scorso anno, i mercati dei tassi europei restano interessanti, in particolare come strumento di copertura contro potenziali rischi al ribasso per crescita e inflazione. Questa valutazione è ulteriormente rafforzata dalla marcata sottoperformance dei tassi europei rispetto a quelli statunitensi nel corso del 2025, lungo l’intera curva dei rendimenti e sia in termini nominali sia reali. Tale divergenza è stata in larga parte innescata dai commenti di Isabel Schnabel, che avevano suggerito un rialzo come unica possibile mossa futura della Bce. Da allora, tuttavia, il suo tono più restrittivo si è attenuato, lasciando spazio a un possibile recupero relativo dei tassi europei rispetto a quelli Usa.
Infine, eventuali commenti della Bce sull’andamento del mercato dei cambi saranno oggetto di particolare attenzione. L’euro ha recentemente superato la soglia di 1,20 contro il dollaro – un livello che non si vedeva dal 2021 – e registra un apprezzamento di quasi il 17% rispetto ai minimi del 2025, includendo un rialzo del 5% nelle sole ultime due settimane. L’area di 1,20 è stata in passato indicata dal vicepresidente Luis de Guindos come un livello di attenzione. Un rafforzamento rapido e persistente dell’euro potrebbe infatti frenare le prospettive di inflazione e crescita della Bce, riaprendo potenzialmente la strada a un orientamento di politica monetaria più accomodante.
*Membro del comitato investimenti di Carmignac
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