Basilicata

Basilicata prima regione per l’acqua esportata

Dagli invasi lucani 281,37 metri cubi l’anno per alleviare la grande sete del Mezzogiorno: la Basilicata è la prima regione per acqua esportata


Basilicata capofila nel processo di esportazione delle risorse idriche nel Mezzogiorno. È la fotografia che emerge nell’ambito delle verifiche sulla distribuzione delle quote fra le regioni del Sud Italia, con il territorio lucano (e i suoi invasi) capaci di irrorare le riserve dei vicini con 281,37 metri cubi trasferiti all’anno (in media), ovvero il valore più alto tra le sette regioni prese in considerazione, a fronte di appena 19,44 importati. Solo la Campania, per metri cubi esportati, si avvicina alla quota lucana (248,44), ricevendo però un quantitativo solo di poco inferiore (232,80).

CRISI IDRICA AL SUD E IL PARADOSSO LUCANO

Tra i territori del Meridione presi in esame (inclusi Lazio e Abruzzo) solo Puglia (598,78 metri cubi importati) e Calabria (11,09) non figurano tra gli esportatori. Un dato che, in qualche modo, riconduce alla problematica della severità idrica che, nei mesi estivi, riguarda potenzialmente in blocco il Sud del Paese. Una situazione vissuta in modo diretto dalla Basilicata durante la scorsa estate ma che, negli ultimi giorni, ha finito per cozzare contro l’allerta lanciata sulla dispersione idrica, ovvero il paradosso dello svuotamento progressivo degli invasi ormai arrivati a livello di saturazione.

Non è un caso, forse, che tali problematiche siano emerse in corrispondenza della Giornata mondiale dell’acqua. Un appuntamento che, tecnicamente (e come tutte le giornate a tema), dovrebbe essere un’occasione per riflettere. Eppure, in questo caso, potrebbe essere un momento per tirare qualche somma. Perché la coincidenza con le operazioni di sversamento messe in atto alla diga di San Giuliano appare davvero un’opportunità. Non tanto (o quantomeno non solo) per lanciare un allarme contro gli sprechi idrici, quanto per capire come la gestione della risorsa richieda innanzitutto una sinergia sul nodo della distribuzione. Con il principio dell’equità che, chiaramente, è il primo e più importante da seguire.

GESTIONE IDRICA: REGIONI COLLABORATIVE

A ricordarlo, in occasione della ricorrenza, è l’Autorità di Bacino Distrettuale dell’Appennino Meridionale che, attraverso il filtro del tema scelto (“Acqua e genere – Dove scorre l’acqua, cresce l’uguaglianza”), ha tenuto a ricordare il lavoro svolto sulla governance nei periodi peggiori della siccità idrica attraverso l’applicazione del criterio della sussidiarietà. «Il vasto territorio del Distretto idrografico dell’Appennino Meridionale – ha spiegato il segretario generale dell’Autorità, Vera Corbelli – è caratterizzato da risorse idriche significative e di buona qualità, soprattutto a livello sotterraneo ed anche a livello superficiale, e che sono oggetto di grandi trasferimenti, valutabili complessivamente in poco meno di 900 milioni di metri cubi d’acqua all’anno, sommando le esportazioni e le importazioni delle singole regioni».

In tal senso, l’Autorità di Bacino ha sottolineato il buon lavoro svolto dalle Regioni nell’applicazione dei principi di distribuzione paritaria: «Il nostro ruolo, mediante l’Osservatorio Permanente sull’Utilizzo delle Risorse Idriche, gli Accordi con le Regioni relativi ai trasferimenti, i tavoli tecnici con le Amministrazioni, i gestori, nonché i momenti di condivisione dei dati con Enti e portatori d’interessi, è stato quello di assicurare una ripartizione della (scarsa) risorsa disponibile che contemperasse tutti i fabbisogni, nel rispetto delle priorità assegnate dalla norma. In questo va dato atto alle Regioni di avere collaborato per un’equa ripartizione delle risorse anche nei momenti più critici». Tuttavia, è implicito che se una condizione di crisi idropotabile dovesse verificarsi nuovamente, l’approvvigionamento non potrebbe avere sulla coscienza il paradosso della dispersione di risorse accumulato nei periodi di piena.


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