Basilicata, cancro alla mammella, più cure fuori regione
Secondo il rapporto “I numeri del cancro 2025”, in Basilicata oltre il 32% delle pazienti lascia la regione per curarsi. Mobilità tra le più alte d’Italia. Risultati peggiori in Calabria e Molise
Il rapporto “I numeri del cancro in Italia 2025” diffuso del Ministero della Salute delinea per la Basilicata un quadro complesso per quel che riguarda i tumori alla mammella, dove l’eccellenza clinica combatte contro una perdurante mobilità sanitaria: l’indice di fuga lucano per questo tipo di tumore nel periodo compreso tra il 2010 e il 2023 è infatti tra i più alti d’Italia e, in particolare, nel 2023 è tra i più elevati insieme a quelli della Calabria e del Molise.
CANCRO ALLA MAMMELLA, I NUMERI DELLA FUGA DALLA REGIONE
L’analisi osserva anche la mobilità di confine – la scelta di farsi curare in regioni direttamente confinanti con quelle di residenza – e quella non di confine: il dato lucano nel primo caso si attesta sul 16,13%, nel secondo invece sul 16,17 (il dato nazionale è rispettivamente del 3,14 e del 4,73). A colpire è poi il fatto che per questo tipo di tumore la tendenza ad andare in regioni lontane dalla Basilicata cresce di poco (nel 2010 era inferiore al 2023 di 4,7 punti) mentre la tendenza a farsi operare nelle regioni limitrofe nel corso del tempo è aumentata sensibilmente (nel 2010 era inferiore del 7,5% rispetto al 2023).
I DATI NEL RAPPORTO, LE PRESTAZIONI AL SUD ITALIA
«Tutte le Regioni del Sud – si legge nel rapporto – mostrano indici di fuga superiori rispetto alla media nazionale, con Calabria, Basilicata e Molise che presentano i livelli più alti in assoluto, arrivando quasi al 50% degli interventi chirurgici eseguiti fuori Regione nel caso della Calabria». Secondo il rapporto, complessivamente nel 2023 per il tumore alla mammella è uscito dalla Basilicata il 32,9% delle pazienti. Un dato che riflette i numeri, più generali, recentemente pubblicati dal Ministero della Salute, riferiti al 2024 sul riparto del Fondo sanitario su cui si è trovata l’intesa in sede di Conferenza Stato-Regioni a fine dicembre: secondo l’analisi supera i 70 milioni di euro la differenza tra quanto la Basilicata incassa e quanto invece spende per la mobilità sanitaria interregionale.
CANCRO E CURE FUORI REGIONE, IL DATO IN NEGATIVO DELLA CALABRIA
In pratica la Basilicata riceve oltre 58 milioni per l’assistenza fornita a chi viene a curarsi in regione, ma ne spende oltre 128 per i corregionali che invece decidono di andare fuori. I dati mostrano con chiarezza quali siano le regioni in maggiore difficoltà. Il peggior saldo in valore assoluto è quello della Calabria, che registra – 304,1 milioni. Segue la Campania con -281,6 milioni, la Sicilia con -220,9 milioni, la Puglia con –210,3 milioni, il Lazio con –170,8 milioni, Liguria (-98 milioni ) e Abruzzo (-86,4 milioni). Tra le altre regioni che mostrano squilibri figurano la Sardegna (-79,1 mln), quindi appunto la Basilicata (-70,1 mln), le Marche con -56,9 milioni, l’Umbria (-37,5 milioni) e Friuli (-9,8 milioni).
BASILICATA, LE NOTE POSITIVE
Un altro aspetto evidenziato dal rapporto “I numeri del cancro in Italia 2025” riguarda la prevenzione, disegnando un contesto in cui i fattori di rischio lucani non sono sempre negativi. Analizzando i dati sull’attività fisica emerge che la sedentarietà fra gli adulti tra i 18 e i 69 anni è al 32,9% (sesto posto tra le regioni, media nazionale del 27,2%), mentre nella stessa fascia di età, per esempio, il consumo di alcol “a maggior rischio” riguarda il 9,6% (si tratta del valore più basso dopo quello espresso dalla Calabria; media nazionale del 17,9).
BASILICATA ALTA IN CLASSIFICA PER CONSUMO DI FRUTTA
Per quanto riguarda l’eccesso ponderale degli adulti tra i 18 e i 69 anni la Basilicata è invece quarta con il 47,7% (la media nazionale è del 42,9) mentre per quanto riguarda il consumo quotidiano di almeno 5 porzioni di frutta o verdura, in un contesto nazionale che ha registrato numeri bassissimi (media del 7,4) la Basilicata è al 6% (ed è tredicesima).
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