Bari, lo strano caso della palazzina di corso Cavour
Una profonda ferita nel paesaggio urbano lì davanti a tutti, nel luogo forse più nevralgico della città di Bari. Primo isolato di corso Cavour, angolo con corso Vittorio Emanuele II. Unica palazzina ottocentesca sopravvissuta alle sostituzioni edilizie, rimasta schiacciata tra quello che una volta veniva chiamato “grattacielo della Motta” ed il palazzo della Banca del Mezzogiorno ad angolo con via Piccinni. Comincia così la lunga lettera di Aldo Canta, architetto e per tanti anni funzionario del dipartimento Urbanistica del Comune di Bari, incaricato nel 2010 di coordinare un gruppo di lavoro chiamato a individuare nell’ambito del centro Murattiano gli edifici antecedenti il 30 ottobre 1954 su cui dichiarare la “inopportunità della sostituzione”.
La presenza di quella palazzina ormai completamente decontestualizzata – continua la lettera – oltre a rimanere del tutto sproporzionata rispetto al contesto, consente, con la sua altezza limitata, di intravedere l’interno dell’isolato con i suoi “panni stesi” e le verande posticce presenti qua e là. In altri termini “una bruttura” in quello che potrebbe essere, anzi è, uno dei luoghi più rappresentativi della città. E il paradosso è che quell’unico superstite, da essere vittima testimoniale di una sostituzione selvaggia cominciata negli anni ’50, costituisce ora essa stessa disturbo nella percezione visiva di quel sito. Che sorte attribuirgli, allora, si chiede l’architetto Canta. “So che con quello che sto per dire mi attirerò gli strali di tutto il mainstream politico-culturale – spiega – ma secondo me non vi sono sufficienti motivi per insistere sulla sua conservazione”.
Canta auspica dunque una convergenza di energie e di azioni a livello istituzionale per salvaguardare sia i legittimi interessi dei proprietari (cui spetta ovviamente l’iniziativa), che l’interesse pubblico, costituito essenzialmente dalla ricucitura del paesaggio urbano. Un tema, quello sollevato dall’architetto, che potrebbe essere replicato su molti altri immobili del capoluogo pugliese e che si inserisce a gamba tesa nel dibattito che si sta consumando in queste ore sul futuro urbanistico della città, sia sui vincoli apposti a circa 200 immobili sia sugli incentivi volumetrici previsti sulle ristrutturazioni, delibera che approderà presto in aula Dalfino. Il problema – continua Canta – è che tale convergenza di energie ed azioni ha carattere di estrema urgenza, perché c’è il rischio che a breve venga posta una definitiva “pietra tombale” su ogni possibilità di sostituzione o di armonizzazione con il contesto dell’edificio in parola. Siamo, infatti, alla vigilia della discussione in consiglio comunale della proposta di delibera, formulata dalla ripartizione “Governo e sviluppo strategico del teritorio”, di individuazione , ai sensi dell’art. 4 della L.R. n. 36/23, degli ambiti edificati in cui “promuovere interventi di ristrutturazione edilizia che prevedano l’ampliamento o la demolizione e ricostruzione di edifici esistenti” che potranno beneficiare degli incentivi volumetrici. C’è il fondato rischio – prosegue – anzi la certezza, che quell’edificio venga escluso da tali benefici e questo condannerebbe le future generazioni di baresi e di visitatori a “godere” per sempre dell’attuale scempio paesaggistico.




