Bari, inaugurato l’anno accademico di Uniba
Inaugurato ufficialmente l’anno accademico 2025-2026 dell’Università degli Studi di Bari “Aldo Moro”. Una cerimonia segnata da una “sobrietà doverosa”, come l’ha definita il Rettore Roberto Bellotti, per rispondere a un contesto internazionale drammatico: “È una giornata di festa che cade in una giornata di guerra”, ha esordito il Rettore, sottolineando come la comunità accademica non possa restare indifferente ai conflitti che scuotono il mondo.
L’università come avamposto di pace e accoglienza
La dimensione geopolitica è entrata prepotentemente in aula magna attraverso le parole di Melika, studentessa iraniana, che ha trasformato il suo intervento in un manifesto politico e umano. “L’università non può essere neutrale mentre si consumano genocidi”, ha dichiarato la studentessa, ricordando le lotte dei suoi coetanei in Iran e le sofferenze dei popoli in Palestina, Ucraina e Afghanistan. Il suo percorso a Bari, ha spiegato, è la prova che “l’accoglienza salva le vite”.
Un concetto ribadito dalla ricercatrice Giuliana Galati, che nella sua prolusione ha indicato la scienza come l’unico linguaggio universale capace di superare i confini: “La ricerca è cooperazione pura, un ambiente dove persone di ogni provenienza collaborano senza dissidi politici, contribuendo a un mondo più pacifico”. “Vi parlo come una studentessa, come una donna e come una figlia di una terra, l’Iran, simbolo di una terra che lotta per la sua dignità. Nell’università di Bari ho trovato un luogo di trasformazione, non solo di passaggio, una sede nella quale conseguire la formazione della mia vita personale. L’università non può essere neutrale mentre venti di guerra soffiano in ogni parte del mondo e si consumano genocidi di popoli”.
“Mentre l’università pubblica soffre definanziamenti – ha aggiunto – bisogna ricordare che senza sapere non può esserci libertà, ma solo sudditanza. Vogliamo un ateneo che sia luogo di cura, dove il merito si misuri sulla storia delle persone. L’università deve essere autonoma, libera e indipendente, senza piegarsi a logiche di guerra, profitti e oppressioni”.
Bari “Città Universitaria”: le sfide del territorio
Oltre ai grandi temi globali, l’inaugurazione è stata l’occasione per fare il punto sullo sviluppo della città e della regione. Il Sindaco Vito Leccese ha tracciato la rotta per una Bari “città della conoscenza”, annunciando importanti interventi urbanistici: la ristrutturazione della Caserma Magrone, destinata a diventare il più grande campus del Mezzogiorno, e il possibile recupero dell’ex ospedale militare Bonomo. “L’università – ha aggiunto – deve puntare ad aprirsi alla città, così come auspichiamo e così come abbiamo definito anche in un ultimo incontro con il rettore Bellotti, affinché Bari possa diventare una vera città universitaria e della conoscenza”.
Il Presidente della Regione Antonio Decaro ha esaltato il ruolo degli atenei come “motori di trasformazione e presidi di democrazia”, confermando l’impegno regionale nel rafforzare il diritto allo studio e il trasferimento tecnologico per trattenere i talenti in Puglia. “L’università – ha detto – non è un luogo neutro, ma è il motore di una trasformazione culturale, sociale ed economica. È il laboratorio in cui si immagina il futuro e si costruiscono gli strumenti per renderlo possibile. La Regione Puglia crede profondamente nel ruolo strategico delle università. Vogliamo rafforzare gli investimenti nel diritto allo studio, nella ricerca, nell’innovazione e nel trasferimento tecnologico”.
Contro la fuga dei cervelli
La scommessa del Rettore Bellotti resta l’attrattività: non solo trattenere i giovani pugliesi, ma richiamare studenti dall’estero e da altre regioni. Un obiettivo che sembra trovare riscontro nei primi segnali di controtendenza citati dal sindaco Leccese, secondo cui Bari è oggi una città “fortemente attrattiva sul piano degli investimenti”, capace di offrire opportunità concrete a chi decide di formarsi nelle università locali.




