Puglia

Bari, Giacomo Olivieri in aula per il crac Immoberdan

“Ho sempre fatto l’avvocato d’impresa e spero di continuare a farlo, è un lavoro che faccio con enorme passione, vedere che immobili fatiscenti diventano qualcosa di bello per la città di Bari”. Giacomo Olivieri, l’ex consigliere regionale condannato a ottobre scorso a 9 anni di reclusione al termine di un processo con il rito abbreviato per voto di scambio politico-mafioso, e tuttora ai domiciliari, lo ha affermato stamattina dinanzi ai giudici del tribunale di Bari. Olivieri, assistito dagli avvocati Gaetano e Luca Castellaneta, è stato ascoltato in qualità di imputato in un altro processo, quello per il crac dell’Immoberdan, nel quale risponde di bancarotta fraudolenta. Al centro della vicenda ci sarebbe una consulenza da 2,7 milioni che Olivieri avrebbe ottenuto dalla società controllata dal gruppo Nitti (il titolare, Nicola Nitti ha patteggiato due anni di reclusione pena sospesa), fallita nel 2018 con un buco da 16 milioni.

Secondo la pm Bruna Manganelli, sulla base delle relazioni dei curatori fallimentari di Immoberdan e dello stesso gruppo Nitti, quel pagamento in favore di Olivieri non corrispondesse a un incarico realmente svolto e che rientrasse invece in quelle operazioni che hanno portato al fallimento delle società. In aula stamattina Olivieri ha chiarito ai giudici durata e tipologia di lavoro svolto per conto del gruppo Nitti, sostenendo di aver avuto rapporti in virtù del suo mandato con Comune di Bari, Regione Puglia, e con le banche che garantivano al progetto di realizzare 7 torri, nel terreno compreso fra il Parco Fibronit e Villa De Serio, una copertura finanziaria: “La movimentazione bancaria l’ho seguita io – ha detto – Sono arrivati presidenti e funzionari degli istituti, li abbiamo portati a Bari vecchia, da Nino, che è una cosa pazzesca”. L’udienza è stata poi sospesa e aggiornata al 18 febbraio per la prosecuzione dell’interrogatorio.

 




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