Cultura

Backengrillen: Jazzcore per un’Europa alla deriva :: Le Recensioni di OndaRock

I Refused si sono nuovamente sciolti. Un’avventura inaugurata nel 1991 (quando ogni settimana usciva un disco che poteva cambiarti la vita) per iniziativa di quattro amici di Umeå, Svezia, cittadina universitaria di circa novantamila abitanti. La band hardcore-punk andò incontro a un primo epilogo già nel 1998, nel bel mezzo di una serie di concerti tenuti negli Stati Unti. Riformatisi nel 2012, i Refused hanno proseguito il proprio percorso fino al 2025, ponendo il sigillo finale lo scorso dicembre, dopo un tour d’addio culminato in tre serate nella propria città natale, l’ultima delle quali il 21 dicembre. Ma sembra ormai evidente come alcuni di loro non riescano proprio a separarsi: tre su quattro si sono di recente rinchiusi in studio con il concittadino Mats Gustafsson (bella vivace la cittadina, eh!) uscendone con un disco d’esordio al quale è stato dato il medesimo nome del gruppo, Backengrillen.

La voce è quella di Dennis Lyxzén, la sezione ritmica è nelle esperte mani di Magnus Flagge (basso) e David Sandström (batteria), a tutto il resto (sassofoni, flauti, detriti elettronici) provvede Mats Gustafsson. I quattro, autodefinitisi collettivo antifascista e antirazzista, propongono musica contro qualsiasi autoritarismo: violenta, provocatoria, avanguardista, dissonante, dalle fortissime connotazioni politiche, un free form jazz (qualcuno parla di death-jazz, altri notano elementi doom) profanato dal noise e ibridato con un tribalismo selvaggio. Tu chiamalo, se vuoi, jazzcore. Canzoni tirate giù senza badare a compromessi, che procedono inesorabili, piuttosto estese ma strutturalmente non troppo complesse, nobilitate dalla tecnica degli straordinari musicisti coinvolti, in grado di far percepire il groove persino nei frangenti più brutali e angoscianti.

“A Hate Inferior”, posta a inizio tracklist, si distingue per l’andatura sinistra, ma mai davvero respingente, procedendo per progressivo accumulo, fino alla completa deflagrazione, con le grida disumane di Lyxzén utilizzate come fossero un ulteriore strumento. Una composizione improvvisativa che fissa subito il mood drammatico dell’album, confermato dalla successiva “Dör för långsamt”, oscura, con quei fiati laceranti e una frase ripetuta all’infinito, “Dör för långsamt”, traducibile come “muore troppo lentamente”. Mancano le chitarre, ma chi se ne potrà mai accorgere? Mancano le chitarre anche nella traccia che più si avvicina al repertorio pregresso dei Refused, quella che mostra maggiormente una certa “punk attitude”, “Repeater II”, la più “rotonda”, la più “canzone”.
“Backengrillen” è invece il capitolo più meditativo, dominato dai flauti nella prima parte, una mesta processione pagana che lentamente conduce verso l’ascesi, o la totale autodistruzione, prima che “Socialism Or Barbarism” riduca tutto in macerie, emergendo da ronzii di disturbo, con le linee del cantato che ricordano Iggy Pop, per poi finire annegata nell’inesorabile coltre di rumore. Macerie, come quelle raffigurate nell’immagine scelta per la copertina, pensate per definire l’estetica post-atomica del progetto.

“Backengrillen” è un sound angosciante, un manifesto di libertà creativa, il desiderio di trasferire in musica una sensazione ormai chiara a tutti: qualcosa nel mondo non sta funzionando come dovrebbe. Nel Nord Europa i timori sono parecchi, per un’area stretta fra le mire espansionistiche di Russia e Stati Uniti. Lo scioglimento dei ghiacci artici sta aprendo nuove rotte al commercio internazionale via mare, rotte che le grandi potenze mondiali intendono contendersi e controllare. Ma non è solo una questione europea: abbiamo l’Iran, abbiamo la Striscia di Gaza, abbiamo il Venezuela, abbiamo tanti conflitti che non passano in televisione. Per questo motivo le sinfonie cacofoniche senza apparente via d’uscita ideate dai Backengrillen si rivelano di straziante attualità, partorite nel giro di poche ore, figlie del caos e di un’urgenza espressiva che non poteva attendere nemmeno un minuto di più. Un secondo disco sarebbe già in cantiere, probabilmente sarà più “pensato” di questo esordio, e non è detto che debba per forza essere un bene…

01/02/2026




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