Molise

Azzerare il debito sanitario del Molise, discusso il ricorso al Tar: in ‘ballo’ 650 milioni di deficit | isNews

Nell’udienza che si è svolta oggi discusso il ricorso di Costruire Democrazia, con cui si chiede che sia lo Stato, che ha nominato i commissari, ad accollarsi i passivi. Attesa per il verdetto


CAMPOBASSO. Far pagare il debito sanitario del Molise allo Stato, chiamato ad azzerare circa 650 milioni di euro, il deficit accumulato in 16 anni di gestione commissariale.

La richiesta espressa durante l’udienza al Tar Molise che si è svolta oggi, davanti al collegio composto dai magistrati Nicola Gaviano, Luigi Lalla e Sergio Occhionero, con la discussione del ricorso presentato dal coordinatore regionale di Costruire Democrazia Andrea Montesanto, affidato a un pool di legali composto da Antonio Di Pietro, Pino Ruta, Margherita Zezza e Piero Colucci. Una posizione sostenuta anche da Cgil, Cna, Legacoop e Cittadinanzattiva.

“La nostra battaglia – ha detto Montesanto – è iniziata quando, in Consiglio regionale, la maggioranza di centrodestra ha respinto la proposta di delibera ‘Azzera debito sanitario’ presentata da Massimo Romano e sostenuta da tutta la minoranza. Quella proposta avrebbe consentito di trasferire allo Stato il debito accumulato in sedici anni di commissariamento, evitando di gravare ulteriormente sui cittadini molisani. Persino i consiglieri di maggioranza avevano riconosciuto il fallimento del commissariamento – ha aggiunto – ma hanno preferito piegarsi alla logica della sudditanza politica verso il Governo nazionale, a discapito dei cittadini, diversamente da quanto accaduto in Campania”.

“Abbiamo presentato ricorso al Tribunale Amministrativo – ha aggiunto Montesano – dopo la delibera che aumentava l’Irpef regionale oltre i limiti di legge: un provvedimento ingiusto che colpisce cittadini già provati da anni di disservizi, costretti a subire le tasse più alte d’Italia”.

“Doveva essere una questione provvisoria e invece dopo 16 anni è evidente che la gestione commissariale ha fallito – ha rimarcato Pino Ruta – se il debito è salito da 60 a 650 milioni di euro e se i servizi sanitari vengono progressivamente dismessi. I debiti deve pagarli chi li ha creati, vale a dire la struttura commissariale e visto che i programmi commissariali vengono monitorati dai Tavoli tecnici ministeriali, che li verificano e li approvano, di fatto escludendo gli organi regionali, è evidente che la responsabilità deve essere dello Stato. Lo dice anche la Corte costituzionale”.

L’Avvocatura di Stato punta sull’inammissibilità e sull’infondatezza dei ricorsi – a essere discusse in sede cautelare anche le istanze sulla Rete ictus e sulla proprietà dell’edificio del Responsible Research ospital – con il verdetto atteso nel giro di qualche giorno. I giudici, infatti, si sono riservati la decisione.


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