Economia

Avvocati, gli impatti della riforma fiscale sulle aggregazioni professionali

La II edizione del Vademecum della fiscalità degli avvocati fa il punto sugli effetti della riforma fiscale in particolare in merito alle aggregazioni professionali. Il Vademecum, presentato ieri a Roma e curato dalla commissione studi della Cassa forense e dall’Unione nazionale delle camere degli avvocati tributaristi (Uncat), è una guida pratica agli adempimenti fiscali e previdenziali degli avvocati, in qualsiasi forma essi esercitino la professione, perché fotografa ogni regime fiscale dell’avvocato, dal forfettario fino alle società tra professionisti, aggiornandolo alle nuove norme previste dalla riforma fiscale e alle circolari dell’agenzia delle Entrate.

Gli impatti della riforma

Come effetto dell’entrata in vigore, a giugno 2025, del nuovo articolo 177-bis del Tuir, introdotto dal Dlgs 192/2024, la neutralità fiscale dei conferimenti di interi studi legali nelle società tra avvocati favorisce le aggregazioni professionali. Ma se aumenta il numero dei soci, le eventuali fusioni, scissioni, conferimenti (a certe condizioni) o modifiche della compagine sociale o associativa nel primo anno, cui si riferisce la proposta di concordato, sono escluse dall’accordo con il Fisco (Dl 81/2025). Allineamento speculare, poi, tra adesione del singolo professionista e adesione dell’aggregazione (sia associazione sia società tra avvocati sia società tra professionisti): devono viaggiare insieme. In aggiunta, il nuovo status fiscale delle aggregazioni forensi concorre a ridisegnare il mercato dei servizi legali. Questi alcuni dei punti chiave esaminati dal Vademecum.

Nelle conclusioni, a cura della commissione studi di Cassa forense, si legge inoltre che «conoscere la fiscalità consente di gestire in modo consapevole l’attività professionale, ottimizzare il carico fiscale, ridurre il carico tributario, evitare sanzioni, sfruttare agevolazioni, deduzioni, detrazioni, per meglio incidere sulla produzione del reddito, tutti sforzi che vanno opportunamente sostenuti anche per il futuro previdenziale che ciascun avvocato deve opportunamente pianificare, sin dall’avvio dell’attività forense».

I commenti

«Vista l’attenzione suscitata dal primo Vademecum e la sempre maggiore complessità del sistema fiscale, abbiamo ritenuto utile aggiornare la guida come efficace ausilio per i nostri iscritti», commenta Maria Annunziata, presidente di Cassa forense. «L’analisi della realtà professionale che emerge dal rapporto Censis segnala come l’esercizio della professione in forma aggregata rappresenti una possibile strategia per attenuare le difficoltà della professione forense, segnalate soprattutto dai giovani colleghi. Tuttavia, il percorso verso l’integrazione professionale trova oggi il principale ostacolo proprio nell’attuale sistema fiscale che rende più conveniente ai singoli professionisti esercitare in maniera individuale. Ci auguriamo – aggiunge Annunziata – che il Legislatore voglia intervenire al più presto su questa ingiustificata difformità di trattamento fiscale al fine di consentire lo sviluppo delle aggregazioni professionali che possono garantire una maggiore efficienza e qualità dei servizi resi agli utenti».

Su una lunghezza d’onda simile anche la riflessione del presidente di Uncat, Gianni Di Matteo. «L’anno scorso ci eravamo posti tre obiettivi: offrire un servizio utile ai colleghi, promuovere la compliance fiscale, sostenere un sistema equo. Quest’anno ne aggiungiamo un quarto, decisivo: aiutare i colleghi Avvocati a orientarsi nella riforma fiscale. Due aspetti meritano attenzione. Primo: i testi unici rappresentano finalmente una codificazione necessaria per orientarsi nella complessità normativa. Secondo: le nuove forme di aggregazione professionale valorizzano le specializzazioni. L’avvocato tributarista, con competenze trasversali su un ventaglio amplissimo di materie, può ora offrire servizi davvero competitivi attraverso l’aggregazione».


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