Emilia Romagna

Aumenti canoni anche sopra il 35% sono peggioramento per migliaia di famiglie


Dopo l’intervento della presidente della Provincia di Ravenna, Valentina Palli, e del sindaco di Ravenna, Alessandro Barattoni, anche i sindacati prendono posizione sul nuovo accordo territoriale per i contratti a canone concordato chiedendo di riaprire il tavolo di confronto. Rispetto all’accordo sottoscritto dalle associazioni dei proprietari di Ravenna Appe Confedilizia, Asppi, Uppi, Appc, Confabitare, Assocasa e Federcasa Confsal, le sigle Cgil – Sunia, Cisl – Sicet e Uil – Uniat spiegano le ragioni che le hanno portate a non firmare il testo proposto “senza alcuna possibilità di modifica e sottoscritto senza preavviso e a nostra insaputa mentre il tavolo delle trattative era ancora in corso”.

In particolare i sindacati sottolineano come “i cambiamenti che sono stati effettuati alle tabelle e al calcolo dei metri quadrati da considerare comporteranno aumenti che, in base alle nostre proiezioni, andranno dal 14% a oltre il 35% soprattutto nelle fasce popolari”. Inoltre nel testo sarebbe previsto, secondo le organizzazioni sindacali, “in assenza di rinnovo entro la scadenza dell’accordo, un aumento automatico sul tabellare pari al 50% della inflazione registrata nel triennio precedente. Ciò vuol dire che si cancella la possibilità di contrattazione nel territorio ottenendo automaticamente gli aumenti che avrebbero avuto i contratti che non hanno aderito alla cedolare secca; 75% dell’inflazione registrata dall’Istat che con le agevolazioni fiscali superano gli aumenti del mercato libero: per noi associazioni maggiormente rappresentative dei conduttori della nostra provincia è socialmente inaccettabile”.

“Non solo la modalità utilizzata è una violenza senza precedenti nella storia e valori del nostro territorio, ma l’intero accordo colpisce violentemente la parte più debole dei contraenti: gli inquilini – proseguono Sunia, Uniat e Sicet – Lo spirito del canone concordato, con l’intervento del legislatore che mette a disposizione risorse pubbliche, è quello di trovare il giusto equilibrio fra la domanda e l’offerta di affitti in particolare nelle città ad alta intensità abitativa tramite decreto. L’accordo è completamente contro allo spirito del decreto e non raggiunge il giusto equilibrio fra le parti contraenti ma penalizza la parte più debole per la quale si è legiferato. Si dovrà assolutamente riaprire il tavolo delle trattative”.


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