aumenta la produzione e torna il terzo turno

Il nuovo anno per la Stellantis di Atessa si apre con un aumento progressivo delle produzioni: a partire da febbraio si passerà dagli attuali 640 a 820 furgoni al giorno. Contestualmente, è stato prorogato fino al 31 luglio 2026 il ricorso ai contratti di solidarietà. Sono queste le novità emerse nell’incontro, tenuto oggi 17 dicembre, tra la direzione di stabilimento, le Rsa e le segreterie sindacali territoriali, nel corso del quale sono state analizzate le prospettive produttive e le criticità affrontate per l’anno 2025.
La direzione ha confermato che per il 2025 è prevista una produzione complessiva di circa 166.000 vetture, in calo rispetto ai volumi dello scorso anno, e con una forza lavoro pari a 4.357 addetti. Una situazione che conferma le difficoltà del prossimo periodo e che richiederà attenzione e monitoraggio costante.
Allo stesso tempo, sono stati illustrati scenari più positivi a partire dal 2026. In particolare, dal mese di febbraio la produzione giornaliera passerà da 640 a 820 furgoni, segnando un primo e importante incremento dei volumi. Il nuovo piano produttivo comporta il parziale ripristino del terzo turno con il coinvolgimento di circa 800 lavoratori. Per affrontare questo ulteriore tempo di transizione, è stato prorogato fino a luglio 2026 il contratto di solidarietà. Con una produzione a 820 ducato, circa 300 persone saranno coinvolte dalla cassa di solidarietà su un organico di circa 4350 lavoratori (la percentuale scende dal 41% attuale al 35%).
“Il nostro obiettivo rimane quello di garantire la centralità dello stabilimento all’interno delle strategie industriali di Stellantis – dichiarano in una nota Rsa e segreterie territoriali Fim-Fiom-Uilm-Fismic-Uglm-Aqcf – Riteniamo che l’aumento dei volumi produttivi possa rappresentare un’opportunità positiva non solo per i lavoratori diretti, ma anche per tutto l’indotto del territorio, che da tempo vive una fase di forte difficoltà. Continueremo a seguire con attenzione l’evolversi della situazione, mantenendo il confronto aperto con l’azienda e tutelando occupazione, diritti e prospettive future dei lavoratori, continuando a chiedere che vengano fatti investimenti per il futuro”.
“Questo eccellente segnale di speranza – commenta il coordinatore Uilm Abruzzo, Nicola Manzi – ci viene proprio a poche ore dall’annuncio dalla Commissione europea che il tanto temuto stop alla vendita in Europa di auto con motore a benzina e diesel a partire dal 2035 è finalmente scongiurato. Per i costruttori di auto e per Stellantis questa è una notizia che torna a far riavere fiducia nel futuro: il motore diesel che ha fatto la fortuna e la ricchezza di questo stabilimento ha ancora un avvenire e potrà continuare a trainare il mercato europeo dei veicoli commerciali leggeri. La risposta la stiamo avendo già adesso. Per la ex Sevel un 2026 all’insegna della ripresa produttiva e della tenuta occupazionale dello stabilimento e dell’indotto. La crescita di produzione e di lavoro ha un’incidenza importante sull’economia delle famiglie e del territorio. Adesso da Stellantis al governo nazionale e regionale, tutti dobbiamo fare la nostra parte per assicurare un futuro allo stabilimento che impiega complessivamente oltre 15.000 addetti”.
“Ora Stellantis non ha più scuse: deve investire nel nostro Paese e rilanciare la produzione industriale – commenta il segretario generale Fiom-Cgil Chieti, Alfredo Fegatelli – Stellantis deve presentare un piano industriale chiaro e vincolante per la realizzazione del nuovo furgone, con investimenti adeguati a garantire continuità produttiva, occupazione stabile e qualità del lavoro, superando definitivamente una gestione fondata su ammortizzatori sociali e uscite incentivate. Il Governo deve assumersi fino in fondo la propria responsabilità, convocando Stellantis e le parti sociali per esigere un piano di investimenti concreti e verificabili. È inoltre necessario coinvolgere le Regioni, affinché possano attivare percorsi di supporto all’ammodernamento dell’indotto, favorendo anche processi di diversificazione produttiva. Venuto meno l’alibi del 2035, la questione è ormai chiara: o Stellantis investe seriamente in Italia sull’automotive, oppure emerge con evidenza che l’azienda ha un piano di uscita dal nostro Paese. Una prospettiva che la Fiom non è disposta ad accettare e che contrasterà con ogni strumento sindacale e di mobilitazione necessario”.
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