Toscana

Attenzione, il fenomeno non riguarda solo Arezzo


Dopo l’annuncio dello screening tra i pompieri e del campionamento di acque e aria e dopo l’accordo per avviare una ricerca con l’Università di Bologna, il dipartimento centrale dei Vigili del fuoco ha dato nuove disposizioni per eseguire ulteriori accertamenti per far luce sul caso dei vigili aretini morti per glioblastoma. Continuano dunque le indagini che hanno preso avvio in seguito all’appello dei familiari di Antonio Ralli, Mario Marraghini e Maurizio Ponti, e lo fanno imboccando anche una seconda direzione: quella legata all’attività quotidiana. 

Le nuove disposizioni, inviate al comando dei Vigili del fuoco di Arezzo, alla direzione regionale e a una serie di uffici che fanno capo al dipartimento centrale, sarebbero una “integrazione” di quelle già comunicate alle famiglie negli scorsi giorni. In particolare il Ministero “invita il Comando – si legge nella missiva – a voler verificare se i quattro vigile del fuoco, già in servizio presso il Comando di Arezzo abbiano partecipato insieme ai medesimi interventi di soccorso tecnico urgente, facendo parte della stessa partenza e/o di partenze diverse giunte sul luogo dello intervento considerato, specificandone la tipologia ed, in caso di incendio o rilascio di sostanze pericolose gli eventuali materiali/sostanze pericolose interessate cosi come risultano dalle relative schede statiche-rapporto d’intervento”.

L’indagine della direzione centrale per la salute del Dipartimento dei Vigili del fuoco guarda dunque anche in una seconda direzione, scavando tra le attività quotidiane svolte dai quattro vigili tenendo anche conto dei turni e delle partenze. “Tale indagine  – si legge infatti – dovrà essere svolta anche nel caso in cui siano risultati presenti due o tre dei quattro vigili del fuoco in questione”.  

Un’impresa titanica, visti i lunghi anni di servizio dei vigili e considerato anche i turni di decenni fa potrebbero non essere stati digitalizzati. “Da qualche parte bisogna cominciare” commenta Matteo Ralli, figlio di Antonio. “Siamo di fronte a una richiesta è più che doverosa, visto che stanno cercando di ricostruire le attività”. I familiari sono concordi però nel fatto che le indagini debbano travalicare i confini di Arezzo e della sua caserma, così come dovrebbero prendere in considerazioni anche altre patologie. “Secondo noi non si deve limitare l’indagine al solo glioblastoma né alla sola Arezzo. Questo è un aspetto cruciale e non arretreremo di un centimetro su questo fronte. Perché non lo facciamo per vincere la causa di sevizio, ma per proteggere tutti i pompieri italiani in servizio e in pensione”.

L’obiettivo delle famiglie ha orizzonti ampi: fin da subito si sono chiesti ad esempio se proprio le Pfas presenti sulle tute e (fino al 2020) sulle schiume possano aver determinato le malattie.  Gli interrogativi sono tanti: “Quanti vigili del fuoco in Italia si sono ammalati di questo tumore raro? Quanti di altre neoplasie? I dispositivi di protezione sono adeguati o potrebbero essere essi stessi causa di queste patologie?”. E i figli e le mogli dei vigili confidano in queste indagini per avere delle risposte.


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