Attenzione a MediaWorld : il caso dello OnePlus 15 cinese “sbloccato”
Quando si compra uno smartphone online, soprattutto attraverso le sezioni marketplace dei grandi negozi, spesso si dà per scontato che tutto sia in regola. In realtà, a volte basta una sola segnalazione di un cliente attento per far emergere situazioni poco chiare.
È quello che è successo sul sito di MediaWorld, dove un OnePlus 15 per il mercato cinese, modificato e rivenduto come se fosse un normale prodotto, ha acceso un campanello d’allarme. Da qui è partita una verifica che ha coinvolto il venditore terzo, la gestione del marketplace e il tema, tutt’altro che marginale, dell’importazione parallela.
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Il caso: OnePlus 15 cinese venduto sul marketplace MediaWorld
La segnalazione arriva da un lettore di DDay che nota sul marketplace di MediaWorld un OnePlus 15 a 749 euro, venduto e spedito da un rivenditore terzo chiamato 360Smart IT. A colpo d’occhio la pagina prodotto non evidenzia nulla di anomalo, ma dietro quella scheda si nasconde un dettaglio tutt’altro che secondario.
Secondo quanto riportato dal lettore, il dispositivo venduto non è il modello destinato al mercato europeo, ma la versione per il mercato cinese, sulla quale il venditore interviene manualmente.
Il telefono viene infatti sbloccato, gli viene installato il software globale e poi viene nuovamente sigillato, senza che questa procedura compaia in modo chiaro nella descrizione del prodotto.
Sulla confezione del dispositivo compare perfino l’indicazione “Only for sale and warranty in Mainland China”, un messaggio che lascia pochi dubbi sulla destinazione d’uso originale. A questo si aggiunge l’assenza del marchio CE, requisito fondamentale per la libera vendita in Italia e nel resto dell’Unione Europea.
Le differenze tecniche della versione cinese
La vicenda non riguarda solo una questione formale di marchi e etichette, ma anche differenze tecniche concrete tra la versione cinese e quella europea del dispositivo. Il lettore segnala diversi aspetti che distinguono il modello importato parallelamente da quello ufficialmente distribuito nel nostro mercato.
Prima di tutto, non tutte le bande di rete supportate dalla versione europea risultano presenti su quella cinese. Questo può influire sulla ricezione e sulla qualità della connessione, soprattutto con alcuni operatori e in determinate aree.
Un dettaglio che spesso non appare nelle schede prodotto, ma che nella pratica può fare la differenza.
C’è poi il tema di Widevine, il sistema che gestisce la protezione dei contenuti in streaming. Dopo la procedura di sblocco effettuata dal venditore, il livello scende a L3, con conseguenze sulla qualità di riproduzione dei contenuti protetti, ad esempio sulle principali piattaforme video. Non manca un altro limite importante: l’assenza del supporto e-SIM, presente invece sui modelli pensati per il nostro mercato.
Infine, il lettore segnala che non è possibile sbloccare il bootloader, un aspetto che interessa in particolare chi desidera avere un maggiore controllo sul software del proprio dispositivo. Tutto questo senza alcuna indicazione esplicita nella pagina prodotto, che lascia intendere un normale smartphone destinato all’Europa.
Chi è il venditore e cosa ha fatto MediaWorld
Il comportamento del venditore non risulta trasparente già a partire dai dati pubblici disponibili sulla piattaforma. Analizzando la sua scheda, emergono elementi che possono legittimamente far alzare le antenne: la società ha sede dichiarata in Irlanda, ma risponde a un numero di telefono con prefisso +1, quindi di area USA.
In più, il contatto email fornito non utilizza un dominio aziendale dedicato, ma un semplice indirizzo @gmail, soluzione che per un operatore professionale di e-commerce non ispira particolare fiducia. Tutti dettagli che, nel complesso, non aiutano a costruire un quadro rassicurante sulla solidità del rivenditore.
Ricevuta la segnalazione, la redazione ha girato il caso a MediaWorld, che ha coinvolto la società che gestisce il marketplace a livello di Gruppo per approfondire la situazione. Nella risposta ufficiale, MediaWorld ricorda che il marketplace ospita esclusivamente offerte che devono risultare conformi alle normative vigenti per il mercato europeo e coerenti con le informazioni presenti nelle pagine prodotto.
Secondo quanto dichiarato, i venditori terzi sono vincolati contrattualmente al rispetto di questi requisiti, come previsto dalle condizioni di utilizzo del servizio. Gli accertamenti hanno portato a individuare una non conformità imputabile al venditore, gestita secondo le procedure previste dalla piattaforma.
MediaWorld ribadisce che la tutela dei clienti rappresenta una priorità e che ogni segnalazione viene trattata con attenzione, con l’obiettivo di offrire una soluzione concreta e tempestiva.
La comunicazione però non entra nel dettaglio delle misure specifiche adottate nei confronti del venditore coinvolto.
Cosa è cambiato sul marketplace e perché il caso pesa sul mercato
Dopo gli accertamenti, qualcosa sul sito MediaWorld è effettivamente cambiato. Il venditore segnalato sembra ancora presente sulla piattaforma, ma non risulta più associato al OnePlus 15 oggetto della vicenda. MediaWorld conferma che il rivenditore aveva tenuto comportamenti contrari alle procedure previste e che il caso è stato gestito di conseguenza.
La scheda prodotto del telefono, raggiungibile tramite lo stesso link indicato dal lettore, risulta ancora attiva, anche se a un prezzo diverso rispetto a quello iniziale. La differenza, però, sta nel nome del rivenditore, che non è più quello originariamente coinvolto nella segnalazione. La piattaforma, spiega MediaWorld, mantiene lo stesso collegamento per un dato prodotto indipendentemente da chi lo vende in quel momento.
Questo episodio mette in luce in modo piuttosto netto il tema dell’importazione parallela da parte di piccoli operatori, che sfruttano i marketplace per proporre dispositivi pensati per altri mercati.
Una pratica che non solo crea distorsioni per chi opera nel rispetto delle regole, ma che risulta anche di dubbia legalità, soprattutto quando mancano elementi fondamentali come il marchio CE o informazioni chiare sulla reale natura del prodotto.
È quindi sempre importante non dare per scontato che ogni offerta su un grande sito sia automaticamente allineata agli standard del nostro mercato: un singolo cliente informato può ancora fare la differenza, e forse la vera “funzione” che manca a molti marketplace è proprio un controllo più severo sui prodotti che finiscono in vetrina.
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