Economia

Attacco al regime iraniano: dalla reazione dei mercati alle implicazioni a lungo termine

La reazione dei mercati all’attacco sferrato il 28 febbraio da Stati Uniti e Israele al regime dell’Iran, è stata immediata. Petrolio, oro e titoli della difesa hanno registrato forti rialzi, mentre l’azionario ha scontato il rischio di un deterioramento del quadro macro. Sebbene il presidente Trump abbia annunciato che l’intervento dovrebbe concludersi entro poche settimane, resta un’elevata incertezza sulla sua durata. Ci sono, inoltre, rischi di una propagazione regionale, mentre l’Iran potrebbe puntare ad aumentare il costo economico del conflitto, anche attraverso pressioni sulle rotte energetiche e sul traffico marittimo.

Lo Stretto di Hormuz rappresenta il nodo strategico: circa il 20% del consumo globale di petrolio e una quota analoga del commercio mondiale di gas naturale liquefatto transitano da lì, con oltre l’80% dei flussi di greggio diretti verso l’Asia. La variabile critica diventa, quindi, la durata della disruption nei mercati energetici. L’economia globale ha dimostrato resilienza negli ultimi anni e potrebbe assorbire uno shock di breve periodo tramite il rilascio delle riserve strategiche. Un’interruzione prolungata, su scala di mesi, riaprirebbe invece in modo concreto il rischio di uno shock inflazionistico, con dinamiche potenzialmente stagflazionistiche che il mercato non sembra prezzare.

Difficile dire oggi quale possa essere l’esito più probabile della guerra. Gli scenari possibili vanno da una tregua, al cambio di regime – di cui è difficilissimo prevedere i contorni – fino a scenari estremi di intervento di Russia o Cina. Improbabili, ma non impossibili. In ogni caso, contrariamente a chi prevedeva degli Usa “isolazionisti”, questa guerra dimostra che Trump è disposto ad agire anche al di fuori della cosiddetta zona di influenza, cosa che non era prevista secondo la “dottrina Monroe” (sfera di influenza: America del Nord e America Latina).

In un mondo sempre più bipolare, una competizione sostenuta tra Stati Uniti e Cina è l’implicazione a lungo termine più rilevante: riarmo, reindustrializzazione, supremazia tecnologica (AI) e competizione per le materie prime chiave. Questi sono i principali temi di investimento “geopolitico”.

Giordano Lombardo, Founder, CEO e Co-CIO Plenisfer Investments SGR

Giordano Lombardo, Founder, CEO e Co-CIO Plenisfer Investments SGR 

Implicazioni per i portafogli

In questa fase riteniamo appropriato un approccio più prudente sul rischio complessivo di portafoglio. L’incertezza geopolitica si somma ad altri fattori già presenti: le trasformazioni indotte dall’intelligenza artificiale in alcuni segmenti del mercato (in particolare nel software) e tensioni emerse nel private credit, con riflessi soprattutto sul comparto finanziario.

Un conflitto prolungato potrebbe incidere negativamente su crescita e inflazione, penalizzando l’azionario nel suo complesso, con l’eccezione relativa di settori specifici come energia e difesa/aerospazio. L’oro si manterrebbe invece su valori elevati, continuando a svolgere una funzione di stabilizzatore di portafoglio in un contesto di rischio geopolitico elevato e incertezza macro persistente.

*Founder, Ceo e Co-Cio Plenisfer Investments SGR


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