Attacchi oltre l’orizzonte e piattaforme fantasma: la nuova corsa agli abissi di Russia e Cina
La guerra sottomarina sta vivendo una nuova fase di centralità negli equilibri militari internazionali. Dall’Artico all’Indo-Pacifico, le principali potenze navali stanno investendo in piattaforme sempre più sofisticate, capaci di combinare furtività, autonomia operativa e capacità di attacco a lungo raggio. In questo scenario s’inseriscono due sviluppi che stanno attirando l’attenzione delle comunità strategiche occidentali: il successo di un lancio condotto dal nuovo sottomarino nucleare russo Arkhangelsk nel Mare di Barents e l’apparizione di una misteriosa unità cinese caratterizzata da un design radicalmente innovativo. Due episodi distinti che riflettono l’ importanza della dimensione subacquea nella competizione tra grandi potenze.
Cosa sappiamo
Il recente lancio di un missile antinave P-800 Oniks da parte del sottomarino nucleare Arkhangelsk rappresenta una dimostrazione concreta delle capacità raggiunte dalla componente subacquea della Flotta del Nord russa. L’unità, appartenente al Progetto 885M Yasen-M, ha eseguito il tiro in immersione nel Mare di Barents contro un bersaglio navale posto a oltre 200 chilometri di distanza, completando con successo l’intera sequenza d’ingaggio.
L’aspetto più significativo dell’attività non riguarda tanto la distanza percorsa dal vettore, quanto la capacità di effettuare un attacco oltre l’orizzonte mantenendo l’armamento in assetto occultato. In uno scenario operativo reale, questo tipo di missione presuppone l’integrazione di una complessa catena di acquisizione e trasmissione dati, nella quale sensori navali, piattaforme aeree, assetti spaziali e reti di comando e controllo cooperano per fornire una soluzione di tiro aggiornata.
Dall’analisi emerge che l’Arkhangelsk è entrato in servizio alla fine del 2024 ed è considerato una delle piattaforme più avanzate oggi disponibili per la Marina russa. La classe Yasen-M è stata sviluppata per ridurre sensibilmente la segnatura acustica rispetto alle generazioni precedenti, incrementando al contempo la flessibilità operativa. Oltre alle tradizionali missioni antisommergibile e anti-superficie, questi battelli sono progettati per condurre attacchi di precisione a lunga distanza, operazioni di raccolta informativa e missioni di deterrenza in aree strategicamente sensibili.
Il missile P-800 Oniks, conosciuto in ambito NATO come SS-N-26 Strobile, costituisce uno degli strumenti principali della dottrina russa di negazione d’area marittima. Grazie alla velocità supersonica e al profilo terminale a bassa quota, il sistema riduce drasticamente la finestra temporale disponibile alle difese navali avversarie per individuare, tracciare e neutralizzare la minaccia.
Il Mare di Barents e la difesa del bastione strategico russo
La scelta del Mare di Barents come area di esercitazione non è casuale. Questo settore rappresenta il fulcro della strategia navale russa nell’Artico e ospita alcune delle infrastrutture militari più importanti del Paese, comprese le basi dei sottomarini strategici schierati nella Penisola di Kola.
Da decenni Mosca sviluppa il concetto di “bastion defense”, una dottrina finalizzata a proteggere le aree di pattugliamento dei sottomarini lanciamissili balistici attraverso un sistema multilivello composto da forze navali, difese costiere, copertura aerea, guerra elettronica e sensori distribuiti. In questo dispositivo, i battelli Yasen-M svolgono un ruolo essenziale, agendo sia come elemento offensivo sia come componente avanzata della difesa marittima.
Per la NATO il problema strategico non si limita alla minaccia rappresentata dai missili. La vera sfida consiste nell’individuare e tracciare queste piattaforme prima che possano generare una soluzione di tiro. Ciò richiede un costante impiego di assetti ISR (Intelligence, Surveillance and Reconnaissance), pattugliatori marittimi, reti sonar, velivoli antisommergibile e gruppi navali dedicati alla lotta subacquea.
L’allargamento dell’Alleanza Atlantica a Finlandia e Svezia ha ulteriormente accresciuto l’importanza del teatro artico e nordatlantico, rendendo il controllo delle linee di comunicazione marittime e degli accessi al Mare di Norvegia una priorità crescente per entrambe le parti.
Il nuovo sottomarino cinese apre interrogativi sulle future capacità della PLAN
Mentre la Russia continua a perfezionare le proprie capacità, la Cina procede lungo una direttrice differente, puntando sull’innovazione progettuale e sull’espansione quantitativa della propria flotta subacquea. Recenti immagini satellitari provenienti dai cantieri Jiangnan di Shanghai hanno infatti rivelato una nuova unità di grandi dimensioni che non corrisponde ad alcuna classe finora nota.
L’armamento presenta una configurazione esterna particolarmente avanzata, caratterizzata da una prua estremamente affusolata, impennaggi poppieri a X e da una struttura superiore ridotta al minimo. L’assenza della tradizionale torretta rappresenta l’elemento più insolito e potrebbe indicare la ricerca di una minore resistenza idrodinamica e di una riduzione della traccia acustica e radar.
Le dimensioni stimate, circa 120 metri di lunghezza per 10-11 metri di larghezza, suggeriscono una piattaforma destinata a operazioni oceaniche di lunga durata. Gli analisti stanno cercando di stabilire se l’unità sia effettivamente il nuovo Type 095, il sottomarino nucleare d’attacco atteso da anni, oppure il primo esemplare di una classe completamente inedita.
Anche il sistema di propulsione resta oggetto di speculazioni. Le caratteristiche sembrano compatibili con un reattore nucleare convenzionale, ma alcuni osservatori ritengono possibile l’impiego di soluzioni ibride derivate dai programmi cinesi di propulsione indipendente dall’aria di nuova generazione. Qualunque sia la risposta, il progetto conferma l’accelerazione impressa da Pechino alla modernizzazione della People’s Liberation Army Navy.
L’emersione quasi simultanea di nuove piattaforme presso i cantieri di Shanghai e Huludao rafforza inoltre la percezione di una capacità industriale ormai in grado di sostenere programmi multipli in parallelo.
Una dinamica che continua ad ampliare il divario produttivo rispetto a gran parte delle marine occidentali e che potrebbe modificare significativamente il bilancio delle forze subacquee nell’Indo-Pacifico nel corso del prossimo decennio.
Source link




