Umbria

Assume alcol e droga e muore per overdose, sotto processo l’amico che era con lei in auto


Era finito davanti al giudice del Tribunale penale di Perugia con la pesante accusa di aver ceduto una dose mortale di eroina a un’amica che era con lui in macchina, ma dopo cinque anni è stato assolto.

L’imputato, un ucraino di 43 anni, difeso dall’avvocato Matteo Marinacci, era accusato di avere “con più azioni esecutive di un medesimo disegno criminoso, in più occasioni”, ceduto “sostanza stupefacente tipo eroina” a una connazionale in più occasioni tra il 2019 e fino al 3 luglio 2021.

In quella data, infatti, era scattata l’accusa più pesante di morte in conseguenza di altro reato. La Procura di Perugia contestava all’uomo di avere ceduto alla giovane dell’eroina, nonostante la stessa “si trovasse in stato di evidente intossicazione da assunzione di bevande alcoliche (venendo rilevato, in sede di autopsia, un tasso alcolico di 3,77 g/litro)”.

Un mix che “ne provocava, quale conseguenza non voluta, la morte che interveniva a causa di insufficienza respiratoria acuta di tipo centrale secondaria alla azione depressiva sui centri respiratori nervosi”. Secondo il medico legale la morte era “indotta dalla assunzione di eroina, potenziata nei suoi effetti tossici dalla contemporanea presenza di elevate quantità di alcool etilico nel sangue”.

Per l’accusa si sarebbe trattato di una “conseguenza prevedibile e per il rilevato stato di ubriachezza e perché già poco tempo prima del decesso, in data 8 maggio 2021, alla presenza” dell’imputato l’amica “era andata in overdose a causa della assunzione di eroina”. L’imputato era alla guida dell’auto ed era stato trovato con la giovane deceduta.

Quattro giorni dopo il decesso una giovane, amica della ragazza morta e dell’imputato, si era presentata alle forze dell’ordine, dichiarando che l’uomo era lo spacciatore della vittima. La giovane aveva anche riferito, però, di non vedere i due da tempo.

L’imputato aveva affermato, invece, di aver sentito l’amica comune pochi giorni prima, per un debito da restituire, e che la sera del luglio, c’era anche lei in auto. Accertamenti sui tabulati telefonici, però, non sono stati fatti e la ragazza non è mai stata sentita, avendo disertato le due convocazioni delle forze dell’ordine.

Nel corso del processo, che si è concluso con il rito abbreviato, l’imputato è andato in comunità, si è disintossicato e ha cambiato vita, costruendo anche una famiglia. All’esito della discussione, il giudice ha pronunciato sentenza di assoluzione nei suoi confronti.


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