Assistenti all’autonomia e alla comunicazione: crescono le risorse, ma 18mila alunni restano senza. I dati ISTAT

Tra le figure che affiancano il percorso scolastico degli alunni con disabilità, l’assistente all’autonomia e alla comunicazione è forse la più delicata.
Non è un insegnante, ma un operatore specializzato che facilita la relazione con i compagni, stimola le abilità pratiche, media tra lo studente e il gruppo classe. La sua presenza, retribuita dagli enti locali, può fare la differenza tra un bambino lasciato ai margini delle attività e uno che partecipa davvero alla vita di classe.
Secondo l’ISTAT, nell’anno scolastico 2024/2025 gli assistenti hanno superato quota 85mila, segnando un +7% rispetto ai dodici mesi precedenti. Un incremento notevole, che però non basta a coprire l’intero fabbisogno.
Il dato più crudo è questo: il 4,3% degli alunni con disabilità – circa 18mila studenti – pur avendo bisogno di supporto per autonomia e comunicazione, non riceve alcun assistente. La carenza si fa sentire soprattutto nelle regioni del Mezzogiorno, dove la percentuale sale al 4,9%. Un paradosso, se si considera che proprio lì il rapporto tra alunni e assistenti è più favorevole sulla carta: a livello nazionale ci sono quattro alunni per ogni assistente, al Sud il rapporto è simile (4:1) mentre al Centro scende a 3,4 e al Nord sale a 4,5.
Tradotto: al Nord c’è più personale in termini assoluti? Non esattamente. La distribuzione dipende dalla spesa sociale dei Comuni, che al Sud è spesso inferiore e meno stabile. Il fatto che la percentuale di alunni non assistiti sia più alta nonostante un rapporto nominalmente simile suggerisce che i bisogni reali sono maggiori o che le ore erogate sono insufficienti.
A conferma di questa difficoltà, le famiglie del Sud tendono a compensare la mancanza di assistenti chiedendo un aumento delle ore di sostegno didattico. Peccato che le due figure – insegnante specializzato e assistente all’autonomia e alla comunicazione – non siano intercambiabili. L’assistente non fa lezione, ma aiuta lo studente a spostarsi, a usare i servizi, a comunicare con i pari. Senza di lui, l’insegnante di sostegno si trova costretto a svolgere un doppio ruolo, con inevitabile dispersione di attenzione.
Le ore settimanali di presenza dell’assistente all’autonomia e alla comunicazione si attestano in media su 9,2. Quando le limitazioni dell’autonomia sono gravi – cioè lo studente non è in grado di muoversi, mangiare, andare in bagno e comunicare senza aiuto – le ore salgono a 11. Ancora troppo poche, secondo molti genitori, specie nei casi di pluridisabilità. E la richiesta di maggiori interventi si scontra con bilanci comunali sempre più tirati.
A rendere il quadro più complesso c’è un ulteriore elemento: la conoscenza della Lingua dei Segni Italiana. Solo il 4,1% degli assistenti dichiara di saperla utilizzare. Per gli alunni sordi o con gravi ipoacusie, questo significa trovarsi davanti a operatori che non possono comunicare nella loro lingua naturale. Una lacuna formativa che riduce l’efficacia dell’intero intervento.
In sintesi: il numero di assistenti è cresciuto, la consapevolezza dell’importanza del loro ruolo pure, ma il diritto a un supporto adeguato resta disatteso per una fetta non marginale di studenti. E la variabilità territoriale – con il Mezzogiorno in difficoltà – rispecchia le disuguaglianze storiche nella distribuzione delle risorse sociali. Senza un intervento strutturale sul finanziamento e sui criteri di assegnazione, il rischio è che l’inclusione rimanga, per troppi, una promessa incompiuta.
Source link




